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Domanda: Da anni leggo dello Schiaffo di Anagni ma non ho mai capito cos’è successo, troppo complicato. Cosa ricorda l’oltraggio di Anagni a Bonifacio VIII?

Lo Schiaffo di Anagni è uno dei casi che hanno caratterizzato la storia del mondo, in particolare ha caratterizzato il Medioevo perché possiamo dire che c’è stato un prima e c’è stato un dopo. Questo evento epocale cambiò il mondo eppure si fa molta confusione e spesso viene raccontato in modo raffazzonato. Questa, tra l’altro, è solo uno dei tanti episodi importanti accaduti ad Anagni, una città da visitare perché è fra le più sottovalutate nel turismo moderno.
La storia dell’oltraggio di Anagni, invece, è appassionante, meglio di un qualsiasi film. E merita di essere raccontata in modo chiaro e semplice.

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I PROTAGONISTI DELLA VICENDA

Partiamo dai soggetti in campo. Da una parte c’è Papa Bonifacio VIII, il capo assoluto della Chiesa, uno che non perdeva tempo in chiacchiere e che sapeva come fare i suoi affari. Sul suo conto se ne sono raccontate tante e purtroppo non si sa quanto siano reali e quanto siano state modificate dai vincitori di questa guerra (si sa, la storia la scrive chi vince che quasi sempre dipinge il vinto come il male dei mali). Ad esempio, si narra che sia stato lui a far abdicare il suo predecessore Celestino V e, peggio, a ucciderlo.

Dall’altra parte c’è Filippo IV detto il Bello che fu re di Francia dal 1285 alla sua morte. Era diventato Re molto giovane (17 anni), aveva partecipato alle Crociate e aveva un carattere particolare: era molto freddo e distaccato e per questo era soprannominato come Il Re di ferro.

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Filippo IV il Bello in un dipinto di Jean Du Tillet. (wikipedia)

LA PREMESSA: L’IDEA TEOCRATICA DI BONIFACIO VIII

Per capire il contesto, bisogna anche capire le idee dei protagonisti, in particolare di Bonifacio VIII. Partiamo da un presupposto concettuale: il potere temporale e quello spirituale. Quello temporale è quello legato al momento, ossia a chi governa in quel momento in un dato luogo (ad esempio, i Re), quello spirituale invece è quello senza tempo, infinito, quello superiore alle cose della Terra, ovvero quello di Dio. Di quest’ultimo, il capo era il Papa.

Inoltre, nella vita quotidiana c’erano i battezzati laici e i “Christianitas”, ovvero chi viveva secondo gli insegnamenti della Fede, quindi i vescovi e tutti gli uomini di Chiesa. Questi ultimi erano dislocati ovunque sulla Terra, non solo nei territori sotto controllo della Santa Sede, e nonostante questo dovevano tenere conto delle regole del Papa e non del regnante della zona in cui vivevano.

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L’idea secolare religiosa era che il Papa, in quanto capo della Chiesa e del potere spirituale, fosse un’autorità superiore a tutte quelle terrene che erano di un grado inferiore nella gerarchia religiosa. Era il Papa che aveva il potere di decidere cosa fosse giusto e cosa sbagliato, cosa fosse corretto e cosa fosse peccato. È il concetto della “Teocrazia pontificia” che nei secoli aveva prima combattuto contro gli imperi e ora si trovava a combattere contro i regni.

PASSO 1: BONIFACIO E LE TASSE

Bonifacio VIII era profondamente convinto di questo concetto e lottò sin dal principio per far valere quello che lui credeva un diritto. Nel 1296, appena due anni dopo la sua elezione, emanò la bolla “Clericis laicos” in cui ribadiva ai laici di non tassare gli ecclesiastici e a questi ultimi di non pagare le tasse richieste loro. La pena era la scomunica che a quei tempi era un fatto enorme.

PASSO 2: LA RISPOSTA DI FILIPPO IV E  LA MEDIAZIONE DI BONIFACIO VIII

Tutto inizia quando Filippo IV decise di opporsi alla bolla del Papa ma non opponendosi frontalmente, bensì aggirando la norma: gli ecclesiastici potevano non pagare le tasse ma tutti gli averi dei cittadini francesi, laici o religiosi, non potevano lasciare la Francia. In questo modo i soldi della Santa Sede francese non potevano arrivare a Roma.
Bonifacio cercò una mediazione attraverso alcuni atti, con delle bolle che correggevano parzialmente quella principale (con la “Etsi de Statu” permetteva la tassazione degli ecclesiastici in caso di emergenza) o con la canonizzazione del nonno del re, Luigi IX di Francia. La mediazione ebbe successo: Filippo IV ritirò la sua ordinanza e ci fu una tregua di due anni. Siamo nel 1298. Per inciso, Filippo ha 30 anni, Bonifacio ne ha 68.

PASSO 3: LO SCONTRO DI BONIFACIO CON I COLONNA

Nel frattempo, la personalità di Bonifacio VII aveva creato una spaccatura dentro la Santa Sede con una fazione che si oppone al suo operato guidata dai cardinali Giacomo Colonna e Pietro Colonna, appartenenti alla famiglia romana dei Colonna, acerrima nemica dei Caetani (la famiglia di Bonifacio VIII). I Colonna arrivarono a dire che la sua elezione era stata illegittima in quanto l’abdicazione di Celestino V non doveva essere ritenuta valida. I Colonna erano affiancati da vari intellettuali e organi religiosi importanti, dai Francescani ai Celestini.
Tutto faceva pensare a uno scisma della Chiesa soprattutto dopo il “Trattato di Lunghezza” in cui i Colonna, i Francescani e altre personalità dichiaravano Bonifacio VIII decaduto. In questo chiedevano ai fedeli di non obbedirgli più.

Per Bonifacio VIII era una dichiarazione di guerra e prima destituì i due cardinali e poi li scomunicò confiscando anche i beni della loro famiglia. La guerra Colonna-Bonifacio VIII era ufficialmente cominciata. A quel punto i Colonna andarono a chiedere aiuto al re Filippo IV che era stato capace di tenere testa a Bonifacio VIII con la storia delle tasse agli ecclesiastici. Il Re, però, si rifiutò di aiutarli perché non voleva altri guai.

I Colonna allora cercarono una mediazione e ottennero un incontro privato con il Papa a Rieti, vestiti a lutto, a piedi nudi, con la corda al collo e la testa scoperta. I due chiesero perdono e offrirono sottomissione all’autorità pontificia riconoscendo la legittimità di Bonifacio VIII. Il Papa li perdonò ma ad alcune conidizioni: la restituizione dei sigilli, distrutti, e il soggiorno obbligato della famiglia Colonna a Tivoli e non più a Palestrina, la loro città. Palestrina sarebbe passata sotto il controllo del Papa che però appena ne entrò in possesso la fece radere al suolo. Letteralmente: fece passare l’aratro su tutto il territorio della città, ne fece cospargere il suolo di sale e ne fece perfino cancellare il nome.
Alla fine i Colonna furono costretti a trasferirsi in Francia dove erano maggiormente al sicuro.

PASSO 4: L’ELEZIONE DEL NUOVO RE DI GERMANIA

Nel 1298, in Germania arrivò un nuovo Re, Alberto I d’Asburgo. Fra i primi atti da sovrano, questi incontrò e firmò un accordo con Filippo IV. A Bonifacio VIII questo accordo non piacque affatto perché temeva che i due potessero allearsi contro di lui. Allora il Papa invitò ufficialmente a Roma il nuovo re di Germania ma questi non andò personalmente, mandando invece degli emissari. Un errore diplomatico voluto o meno, che però fece alterare e preoccupare il Papa, anche perché nel frattempo arrivavano notizie dalla Francia che Filippo IV stava venendo meno alla tregua.

PASSO 5: LA SCINTILLA DELLA GUERRA: L’ABATE SAISSET

La “tregua” era più o meno di facciata e bastava poco per far scoppiare la guerra fra le due parti. La scintilla fu il caso dell’abate francese Bernard Saisset, titolare dell’abbazia di Saint-Antonin, che vantava diritti sulla città di Pamiers. Saisset era un protetto di Bonifacio VIII. Nel 1298, il conte Ruggero Bernardo IV di Foix si impadronì della città di Pamiers e Bonifacio VIII accorse in aiuto di Saisset: il pontefice scrisse a Filippo IV rimproverandolo di non aver fatto nulla per impedire questa invasione, minacciò di scomunica il conte e eresse a diocesi la città di Pamiers.
All’inizio Filippo IV ignorò la lettera, poi si fece convincere da Foix e arrestò Saisset con l’accusa di alto tradimento. 

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PASSO 6: LA REAZIONE DI BONIFACIO VIII

La reazione del Papa avvenne con la bolla “Salvator Mundi”, in cui aboliva tutti gli accordi precedenti con Filippo IV, e con la bolla “Ausculta fili” in cui convocava l’episcopato francese e lo stesso re a un sinodo per definire una volta e per tutte i rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Una nuova ricerca di mediazione? Sì, ma facendo intendere che il Papa era l’autorità suprema e che tutti, anche i Re, dovevano sottomettersi a lui. È il momento in cui Bonifacio esprime chiaramente la sua “teocrazia pontificia” che abbiamo descritto in apertura.

PASSO 7: FILIPPO IV DECIDE PER LA GUERRA AL PAPA

Filippo IV reagì bruciando la bolla e anzi la riscrisse cambiando diverse parti per poi pubblicarla in Francia col titolo “Deum time” in cui distorse le parole del Papa. Il suo obiettivo era di mettere in cattiva luce lo stesso Bonifacio VIII presso il popolo dei fedeli che infatti si indignò verso il Pontefice. Su questo sentimento, Filippo IV scrisse al Papa una lettera in cui respingeva la richiesta papale ritenendola offensiva e ingiuriosa nei confronti del re e della stessa Francia. Il Re vietò anche ai vescovi francesi di partecipare al sinodo. Questi, però, in parte parteciparono comunque e Bonifacio VIII, irritato, emanò un’altra bolla, la “Unam Sanctam” in cui fu molto chiaro:

«…nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la prima viene condotta dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa, quella per mano del sacerdote, questa per mano del re ma dietro indicazione del sacerdote (…), chi si oppone a questa suprema potestà spirituale, esercitata da un uomo ma derivata da Dio, nella promessa di Pietro, si oppone a Dio stesso. È quindi necessario per ogni uomo che desidera la sua salvezza assoggettarsi al vescovo di Roma»

La pena per chi non si sottometteva a questa regola era la scomunica. Apriti cielo!

FATTO 8: SI PASSA AI FATTI

Filippo IV decise di mettere il Papa sotto processo e di invalidarne l’elezione, accusarlo di eresia e di obbligarlo alla deposizione. Per questo si avvalse anche della testimonianza dei Colonna.
Il Consiglio di Stato francese che decise per il processo si tenne al Louvre il 12 marzo 1303. Ora serviva la presenza fisica del Papa e per questo fu incaricato il Consigliere di Stato Guglielmo di Nogaret di andare a catturare il Papa e condurlo a Parigi.

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FATTO 9: BONIFACIO CERCA PROTEZIONE

Saputa la notizia, il Papa cercò di portare strategicamente dalla sua parte Alberto I d’Asburgo, riconoscendolo ufficialmente come re di Germania, nonché “Sovrano di tutti i Sovrani”, e con la promessa dell’incoronazione imperiale. In cambio, Alberto I doveva proteggere la persona del Papa.

Questa mossa del Papa allarmò Filippo IV che temette di perdere l’alleanza con Alberto I e allora accelerò i tempi per la messa in stato di accusa del Papa facendo avviare un’istruttoria che preparasse il processo. Tutto questo mentre Guglielmo di Nogaret era ancora in viaggio.
Le accuse presentate contro Bonifacio VIII erano di aver fatto assassinare il predecessore Papa Celestino V, di negare l’immortalità dell’anima, di aver autorizzato i sacerdoti a violare il segreto confessionale, di simonia (la compravendita di cariche ecclesiastiche), di sodomia, di eresia, di stregoneria, demonolatria, e molte altre per un totale di 28 capi d’accusa (29 per alcuni).
La proposta di Filippo IV di convocare un Concilio per la destituzione del Papa fu approvata anche dal clero francese.

FATTO 10: Il 7 SETTEMBRE 1303, LO SCHIAFFO DI ANAGNI

Siamo al momento culmine. Bonifacio VIII scrive la bolla “Super Petri solio” in cui scomunicava Filippo IV ma non fece in tempo a promulgarla perché nel frattempo Guglielmo di Nogaret arrivò ad Anagni, dove si trovava fisicamente il Papa. Guglielmo organizzò una congiura contro il Papa insieme a tutta la famiglia Colonna guidata da Giacomo Colonna detto “Sciarra”, parte della borghesia di Anagni e alcuni componenti del Sacro Collegio cardinalizio.

È l’alba del 7 settembre 1303. Guglielmo e Sciarra entrano facilmente ad Anagni senza trovare alcuna resistenza da parte degli anagnini, loro complici, e arrestano Bonifacio VIII. È la devastazione. I soldati di Sciarra saccheggiarono il quartiere Caetani e il palazzo del nipote Pietro II Caetani, nel XXI secolo, quello che oggi è chiamato “Palazzo Bonifacio VIII”.
Lo tengono prigioniero per tre giorni nell’episcopio annesso alla Cattedrale (oggi non c’è più), in cui il Pontefice venne colpito pesantemente dai due e in questo siamo nel campo della leggenda: c’è chi sostiene che lo “schiaffo” sia stato dato fisicamente e chi invece sia solo una metafora per le umiliazioni subite.

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Più o meno le proposte erano: ritirare la bolla, abdicare o seguirli a Parigi. C’erano però dei contrasti: Guglielmo lo voleva tenere in vita e farlo prigioniero, Sciarra voleva ucciderlo per placare la sua sete di vendetta. Questo tempo, però, fu fatale ai due perché il popolo di Anagni, che prima aveva aperto le porte alla rivolta, ora cambiò idea e si ribellò con la forza liberando il Papa e mettendo in fuga i due. Per questa mossa, il Papa perdonò e benedì Anagni.

«Perché men paia il mal futuro e ‘l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.

Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso.»
(Purgatorio, Canto XX, vv. 85-90)

FATTO 11: LA MORTE DI BONIFACIO VIII

A quel punto Bonifacio tornò a Roma sotto la scorta degli Orsini ma ormai la sua immagine era stata affossata. Le sue condizioni di salute, inoltre, forse per lo stress o per qualcos’altro peggiorarono: la gotta e la calcolosi renale di cui soffriva da anni ebbero un crollo e Bonifacio VIII morì l’11 ottobre 1303. Fu sepolto nella Basilica di San Pietro a Roma in una maestosa cappella costruita da Arnolfo di Cambio. Nel 1605, tra l’altro, San Pietro subì dei lavori di ristrutturazione e il cadavere di Bonifacio VIII fu riesumato e trovato in un buono stato di conservazione con solo alcune lesioni soltanto al naso e alle labbra. Trecento anni dopo. La salma fu spostata e posta nelle Grotte Vaticane.

FATTO 12: COSA È SUCCESSO DOPO

La morte di Bonifacio VIII non ferma Filippo IV, anzi, il processo si fermerà per qualche anno ma poi riprenderà. Dopo Bonifacio VIII, infatti, fu eletto prima Papa Benedetto XI, che durò solo 8 mesi, e poi Papa Clemente V che era francese e che spostò la curia Pontificia in Francia dando il via alla cosiddetta “Cattività Avignonese”. Inoltre riprese il processo a Bonifacio VIII che si concluse nel 1313 con la vittoria schiacciante di Filippo IV che ottenne la cancellazione di tutte le bolle e gli atti di Bonifacio VIII, le accuse degli autori dello “schiaffo di Anagni” e la soppressione dell’Ordine dei Templari di cui Filippo si prese tutti i beni.

 

Foto: Ritratto di Bonifacio VIII presso Gli Uffizi (Wikipedia)

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