Recensione di ALBA (Ultimo): L’analisi e la spiegazione canzone per canzone. Aspettando “Altrove”


Finalmente è uscito il nuovo album di Ultimo, “Alba”. Erano due anni che i fan di Ultimo aspettavano la pubblicazione di un nuovo album. È vero che dopo “Solo” nel 2021 il cantautore romano ha pubblicato i singoli “Vieni nel mio cuore” e “Ti va di stare bene” ma un album è un’altra cosa. Anche perché viene dopo il grande tour del 2022 che ha riempito gli stadi di tutta Italia e che ha portato Ultimo fra i big di questi anni. Quindi, com’è questo album? Ecco la nostra recensione di Alba con l’analisi canzone per canzone.

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LA RECENSIONE DI ALBA, CANZONE PER CANZONE

Traccia 1: ALBA

È la canzone del suo grande ritorno a Sanremo ed è stata accolta un po’ così così. Diciamolo, non è una canzone da Sanremo, ma è una gran canzone. È Ultimo al 100%, ci sono le sue riflessioni, il suo stile, il suo talento. Non è una canzone d’amore, è un inno al cambiamento, al non limitarsi a sopravvivere vivendo ciò che più o meno ci fa stare sereni. Un inno a non aggrapparsi alle cose che facciamo quasi in automatico (abitudini), a non sottovalutare le sofferenze (i lividi), a non amare solo chi la pensa come noi, e così via. Qui entra la metafora dell'”alba”: noi ora viviamo nella notte e l’alba è un modo diverso di vivere, un modo più vero e sincero che però oggi ci sembra una “sana follia” che possiamo capire e non mandare via, cosa che invece facciamo. Questo cosa comporterebbe? Che non capiremmo più il “chi siamo” che ci raccontiamo, perderemmo molte amicizie (“saremmo certo più distanti”) ma vivremmo in modo più felice. La prova è il “sentirsi” che da sempre fa chi pratica meditazione: con “ho ascoltato i miei silenzi e ho avuto i brividi” intende proprio questo, chiudiamo gli occhi e ci ascoltiamo e sentiamo pensieri diversi da ciò che diciamo spesso per far contenti gli altri.
Voto 9: Per noi è un capolavoro. Non è immediata, non ha un vero ritornello, è una canzone che musicalmente quasi scivola via, si fa fatica a ricordare, ma il significato è enorme. Dimostra tutta la maturità di Ultimo che a 27 anni ha lasciato il famoso parcheggio ed è diventato un uomo. Fra le sue migliori canzoni di sempre.

Traccia 2: NUVOLE IN TESTA

È la tipica canzone di Ultimo, una di quelle che canteremo migliaia di volte. È il classico Ultimo che non riesce a scendere a compromessi con il successo. Parla di sé, delle sue sensazioni in questi anni di cambiamento e quel “non sai cosa c’ho dentro” forse si riferisce a chi gli sta intorno, al suo management, ai suoi affetti, agli amici e forse anche ai fan. Lo vediamo nelle Stories, lo vediamo felice sul palco, ma è davvero lui? No, e lo spiega facile: “ci ho provato a diventare un altro”, “ho i tasti di un piano per mostrare il mio ego, ma non è quello che sono e neanche quello che ero”. E lo spiega a chi non riesce a capire bene i suoi pensieri, ma lui ci prova a reagire, ad apparire “altro” perché sa che “è sempre l’apparenza quel che infine poi conta” e “tu giudichi il mare da una stupida onda”. È un momento di cambiamento (il trasloco, la penna…) e lui sembra resistere a questo perché ancora deve capirsi, ancora deve placare il suo vento…
Voto 8: È l’Ultimo intimista, confuso, che lotta contro lo status quo, che non si arrende e che sembra non riuscire a godersi appieno ciò che ha ottenuto nella vita. Alla fine, questo è l’Ultimo che abbiamo ascoltato in tante altre canzoni del passato ed è quello che emerge in questa canzone. Ma chi è che si sente davvero realizzato? In fondo ha ragione lui… “la gente vive solo se gli ricordi che muore”.
Anche musicalmente è una sua classica canzone, è in “Alba” ma avrebbe potuto stare tranquillamente in un album del passato.

Traccia 3: AMARE

Amiamo le sue canzoni solo voce e pianoforte, quelle un po’ struggenti in cui lui si mette a nudo e in questo album ce ne sono diverse. Questa è la prima. È una canzone d’amore, bella, sincera, pura. Per quanto ci riguarda, ecco, questa è la canzone che avrebbe dovuto portare a Sanremo e probabilmente avrebbe vinto a mani basse. Dentro c’è tutto per dare un’emozione a chi ascolta e che può “rivendersela” nel suo privato. Parla di un ragazzo che non è mai felice al 100%, che un po’ lotta con la vita anche se prova a vincere (“dentro brucio, ma rido”). Quel ragazzo però è innamorato ed è lei la sua luce, quella che gli porta la spensieratezza e il sorriso. E infatti fa l’esempio “mi ricordi un po’ di me stesso di quando stavo giù all’ultimo banco” perché allora lui era felice, oggi non ci riesce. Se non grazie a lei, anche se si rende conto che non può fare sempre il musone perché “so che il mio sorriso serve a te”. Alla fine una relazione deve essere illuminante per entrambi. È una dichiarazione d’amore.
Voto 7,5: Musicalmente è semplice, c’è un letto soffice di pianoforte e la sua voce potente sopra. Non è una canzone da stadio, anche se potrebbe essere la classica canzone che lui suona e basta mentre i fan la cantano a squarciagola illuminando la notte con le torce degli smartphone. È la canzone perfetta per San Valentino, per dichiarare l’amore.

Traccia 4: TUTTO DIVENTA NORMALE

Siamo sempre allo “stiamo in crisi, ho rovinato tutto, e vabbé, lasciamoci ma non lasciamoci” che è un po’ il fil rouge di molte canzoni di Ultimo sin dall’inizio della sua carriera. Lui ha ripetuto spesso questo tema e per questo ci stupiscono certe sue canzoni in cui lui cerca di scuotere la coppia e di trovare una soluzione. Non qui. Qui siamo al “l’amore era forte ma ora non sento niente. Tristezza che prende e mi riporta da te”. Siamo al “c’eravamo tanto amati io e te”. Alla stanchezza che è l’anticamera della rottura: “Dopo un po’ tutto diventa normale” e “il tempo guarisce ma rende anche stanchi”.
Voto 6: Musicalmente la canzone può trarre in inganno perché sembra una canzone allegra, con tanto di “paraparapara”, in realtà abbiamo visto che parla d’altro e di allegro c’è poco in una coppia talmente stanca da non provare più emozioni. C’è un bel ritornello, ci sono belle espressioni, la canzone non è male, ma ci sembra che abbia fatto di meglio.

Traccia 5: TU

“Mi sento vuoto e pieno dentro allo stesso tempo”. Cosa c’è di più Ultimo di questo? È il suo stile, è su questa sua eterna insoddisfazione, il suo essere felice oggi e pensare al passato senza rimpianti ma allo stesso tempo il pensare al passato con nostalgia perché è infelice oggi. In questa canzone ritorna questo concetto (“non riesco ad avere una stabilità dentro, a volte sono felice a volte mi lacero dentro”) ma almeno ora sa il perché: “è il prezzo da pagare per scrivere le canzoni”. E lo accetta anche perché c’è l’amore (e anche questo è un suo tema che ricorre): lui è infelice ma può essere felice solo grazie all’amore e infatti “tu mi hai salvato da me, e mi hai portato più su di quel che posso vedere. Ripeto ancora che tu, tu mi hai salvato da me, e mi hai portato più su di quel che posso vedere”. È un mea culpa, una sorta di scuse verso il suo amore perché lui è fatto così, vorrebbe essere diverso ma non ci riesce e se ne rende conto. Fantastico.
Voto 8: Sentiamo la canzone e ce l’immaginiamo allo stadio con tutti i fan che tengono il ritmo battendo le mani. Sembra quasi un blues, una canzone che potrebbe tranquillamente essere cantata da Mario Biondi, per dire.

Traccia 6: VIVO PER VIVERE

In questo caso sembra che la storia sia finita. O almeno è finita nella realtà perché lui invece ancora ci pensa, e quindi la immagina “mentre cerchi di alzarti”, di notte “ancora non chiudo le tende” e vorrebbe “rivivere i giorni, sono passati di botto”, vorrebbe che fosse lì con lui, che “quando sto sul palco tu sei fra la gente”. Invece ora si trova da solo con una sigaretta spenta che simboleggia la fine del loro amore. Come sia finita e perché non si sa, anche se la frase “chissà perché quel giorno io non ti ho portato al mare” ci fa pensare che lei sia andata via perché lui era troppo preso da altri impegni. Lui, però, non può farci niente, è fatto così e “io lo so che fa freddo e una risposta non c’è, è la mia vita, da adesso io vivo per vivere”. Come a dire che è finita, e che è ora di ripartire, almeno per lui.
Voto 6: Ci sembra fra le più deboli, sia musicalmente che come testi, ma sono gusti ovviamente.

Traccia 7: TI VA DI STARE BENE

È uscita nel 2022 poco dopo il tour e quasi tutti i fan, ancora colpiti dalla magia del concerto, hanno amato da subito questa canzone. Una canzone con una frase perfetta per gli innamorati. In realtà la canzone parla di un amore che si sta stancando, di una coppia che non riesce più ad essere quella dei primi tempi. Non c’è più la magia. “Sei sempre tu ma sei cambiata”, “Se vivi e non sorridi più”, “Mi osservo e sento che mi manca il mondo che avevamo e non c’è più”. Quindi il “ti va di stare bene” è un appello a scuotersi per ripartire perché fermarsi alla “comfort zone”, mantenere lo status quo non è un bene, mai: “dimmi cosa pensi delle cose che ami e perdi solo per restare fermi”. Per questo la canzone finisce con lui che va sotto casa di lei per dirle, sostanzialmente, ricominciamo da zero.
Voto 7,5: Non è l’Ultimo che parla di sé, dei suoi ricordi, delle sue paure, in cui mette a nudo quella sua insofferenza che si ripercuote anche sulle relazioni. Qui non c’è il fatto che lui è troppo preso e lei deve salvarlo, qui c’è un uomo innamorato che vuole far funzionare il suo amore.

Traccia 8: VIENI NEL MIO CUORE

Uscita poco prima del tour, sembra una canzone scritta apposta per il concerto: fa ballare, fa scatenare, c’è il ritornello tipico da stadio (“oh oh oh”). Il testo è una classica canzone d’amore che forse non è Ultimo al 100%. È una canzone quasi allegra, spensierata, felice. Non è però una canzone d’amore del tipo “tu sei bella, io ti amo ecc. ecc.”. È pur sempre scritta da Ultimo che ha una sensibilità particolare e allora ok ti amo, ma “ogni volta che ti guardo, penso a come stai, a come vivi, a quanto sei felice”. Perché alla fine c’è sempre la coppia.
Voto 6,5: Non è un capolavoro, e forse anche lui lo sa. È una bella canzone da stadio, resta in testa, è una canzone che tutti i fan cantano al proprio partner, e questo è ciò che conta. Se piace ai fan, la canzone vale ed è la dimostrazione di come Ultimo sappia scrivere anche canzoni d’amore normali che comunque sono migliori di tante altre di successo.

Traccia 9: SONO PAZZO DI TE

All’apparenza sembra una canzone allegra di due ragazzi che si conoscono in un bar, in realtà ci sembra la dimostrazione pratica di una classica relazione cantata da Ultimo in molte sue canzoni. Il tema base di Ultimo, infatti, è lui che è insoddisfatto e vede la vita in modo forse troppo maturo e lei che porta la leggerezza nel suo cuore. Qui vediamo tutto questo all’opera: i due si conoscono, forse lui non le parla subito, comunque poi si incontrano e lei fa come dovrebbe fare una ragazza a 20 anni, divertirsi, vivere con serenità. E lui? “Non lo vedi che senza volerlo già sei come gli altri” e le ricorda che “non lo vedi che la vita ti osserva e ruba i tuoi vent’anni”…
Voto 6: Sembra una canzone che rimanda a sonorità e ritmi alla Mogol e Battisti ed è un terreno in cui Ultimo non ha molta dimestichezza, e un po’ si sente. Suona tutto un po’ strano, forse ha bisogno di più tempo.

Traccia 10: JOKER

Come da stessa ammissione di Ultimo, questa canzone è dedicata al personaggio del film “Joker” ma fondamentalmente parla di tutti quelli che non riescono ad emergere e a farsi accettare. È forse anche un monito a sé stesso (“mi sorridevi e confondevo il dolore”) e a non cadere nel facile pregiudizio del “comico che fa ridere” o del “triste che fa piangere” ecc. perché dietro ogni persona c’è una sfumatura.
Voto 5. Il messaggio sarà anche importante agli occhi di Ultimo, ma il risultato è una canzone che sia musicalmente che a livello di testo non è ai livelli di Ultimo. Per usare un termine gergale, è una canzone “telefonata” che non lascia il segno. Da Ultimo ci saremmo aspettati di più partendo da una storia, quella di Joker, che parte dalle sue stesse esigenze: lottare per farsi apprezzare. Lui ci è riuscito (a differenza del Joker) e avrebbe potuto raccontarlo in modo più evocativo.

Traccia 11: LA PIOGGIA DI LONDRA

È un’altra canzone d’amore dell’album con lo stesso tema di sempre: io sono sbagliato e l’amore mi salverà. La frase chiave, infatti, è: “Affido a te questo dolore perché sembra tu possa salvarmi”. Detto questo, è una dichiarazione d’amore piena di quei particolari che rendono speciale una canzone perché ce la fanno vivere. Come “mi accorgo di quanto sei bella mentre ridi mi chiedi che c’è”. O “Vorrei stringerti sotto la pioggia di Londra”. In questa canzone Ultimo sembra capire finalmente che “Non ha senso rinchiudersi in sé” anche se sa di appartenere a un destino da cui non può affrancarsi: “Sono un cane lasciato da solo a cercare quello che non c’è. Forse un mondo in cui riesca davvero a non chiedermi sempre perché”.
Voto: 8. È evocativa con questo inizio in sottovoce, sussurrato, che matcha perfettamente con la prima strofa in cui lui si rende conto di essere innamorato e di avere accanto la donna giusta. Poi cresce ma resta una canzone deliziosamente delicata.

Traccia 12: TORNARE A TE

È una canzone confusa perché è confuso chi la canta che vive di malinconia. E per “confuso” non lo intendiamo in un’accezione negativa, ma a quella condizione che capita a tutti noi: ci sono quei momenti di confusione in cui anche se tutto va bene ripensiamo al passato. È un inno alla malinconia. Forse sta parlando con un suo vecchio amico, o con i suoi genitori o con il sé stesso di dieci anni fa, comunque con qualcuno che gli chiede “come stai?”. Una persona che gli chiede se ha ancora quella fissa di ridere e poi piangere. E lui risponde che sì, che anche se sono passati anni alla fine “vivo ancora con le fisse mie”, che rimane “intrappolato nelle nostalgie”, e che “a volte a casa rido e penso a te” e questo “mi fa tornare a te”. A questa persona, Ultimo chiede anche scusa: “come si può farti del male ed io l’ho fatto eccome”. È la canzone che tutti i malinconici faranno loro.
Voto 6,5: La canzone è semplice musicalmente, non c’è un arrangiamento particolare. Tutto è minimalista come il senso della canzone richiede. Lui poi ci mette sopra la sua voce che ricorda un po’ i cantanti del passato. Forse non resterà nei ricordi, o forse sarà la canzone che chiuderà i concerti con le sue immagini di adolescente che lottava per emergere.

Traccia 13: LE SOLITE PAURE

Sembra il suo manifesto. Se qualcuno chiedesse “ma perché Ultimo scrive sempre queste canzoni tristi in cui lui lotta per farsi salvare dall’amore?” dovrebbe ascoltare questa canzone. Tutta la filosofia artistica di Ultimo sta in questo passaggio: “sarà che uno scrittore desidera una carenza, vuol togliere alla sua vita per dare alla propria penna. Fa ridere sacrificare le giornate per poi riuscire a scrivere”. Fa ridere per chi lo vede dall’esterno, ma questo è. La musica lo ha salvato, “il pianoforte era qui quando il resto del mondo non c’era” e oggi non ce la fa a mollarla. Soprattutto ha bisogno di questa sensazione perché se riempisse la sua vita di amore, felicità, una famiglia ecc. verrebbe meno il rapporto con la musica. E allora sacrifica parte della sua felicità per poter lasciare spazio alla musica e alla scrittura. Insomma, deve essere così oppure Niccolò non sarebbe Ultimo. Sarebbe solo Niccolò, e forse questo lo vede come un piccolo tradimento verso chi l’ha salvato, la musica. Lui conosce bene questa sensazione, e gli altri non riescono a capirla e forse per questo “a volte vorrei solo tenerle per me, le solite paure con cui vivere”.
Voto 8: È Ultimo al 100%, con il suo tipico fiume di parole. La musica che cresce, la sua voce sempre più struggente che mostra la sua anima. Ecco, questo è Ultimo.

Traccia 14: TITOLI DI CODA

Siamo arrivati alla fine della storia. Tutto l’album è il racconto di questa storia d’amore travagliata che ora non ha più spazio di manovra. È finita. Lei dorme nel letto e lui sul divano, il weekend che rappresenta la gioia del loro amore finisce e metaforicamente inizia un altro lunedì (lunedì è il giorno in cui ricominciano gli impegni, il lavoro, il lato serio della vita dove non c’è spazio per l’amore). Sono finite le speranze e la voglia di lottare: “Alla fine di una storia puoi mentire ma è così, noi siamo ai titoli di coda e non è più venerdì”. Il weekend è finito, l’amore è finito, stop.
Voto 7: È la perfetta conclusione dell’album anche musicalmente. Emozionante.

IL GIUDIZIO FINALE

Dunque, com’è il nuovo disco di Ultimo? È un album in linea con i precedenti che segue il suo stile e riprende quasi tutte le tematiche care al cantautore romano. Il disco ha alcune canzoni che forse non sono del tutto al suo livello, mentre altre sono Ultimo 100%. Forse ci saremmo aspettati qualcosa di più dello schema “io sbagliato, l’amore mi salva per un po’ finché la mia tendenza all’autodistruzione non prende il sopravvento e rovino tutto” che in questo album è ripetuto in quasi tutte le canzoni. Soprattutto dopo aver ascoltato “Alba” a Sanremo che è un piccolo gioiello. È comunque un disco valido che piacerà sicuramente ai fan.
Voto finale: 7,5

 

di Jack Archer
Foto: ultimopeterpan (Instagram)

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