Sarà capitato anche a te di guardare un film o una serietv italiana e chiedere a chi ti sta vicino «Cosa ha detto?». Non è un problema tuo, non devi correre a fare una visita acustica, e neanche è colpa della tua tv. È proprio una caratteristica del “nuovo cinema italiano”, quello che punta sul realismo, sulla verità. E pazienza se noi che ascoltiamo non capiamo granché (a differenza dei film stranieri dove il doppiaggio è chiaro  pulito).  Che poi, che non si capiscano i film in lingua originale o alcune scene in cui si parla dialetto stretto è normale, ma che non si capiscano più neanche i film italiani con attori che parlano italiano, allora la questione è diversa. Come è possibile che in un film ci siano attori che non si capiscono quando parlano?

Se ne rendono conto anche gli attori

Sempre più spettatori si lamentano di non capire bene i dialoghi degli attori, ma anche gli attori stessi quando poi si ritrovano dalla parte degli spettatori. Un fenomeno che sembra essere sempre più diffuso, tanto che anche l’attore Giuseppe Battiston lo ha definito «il morbo dell’attore che recita come un termosifone sfiatato». Sui social ne parlano anche tanti vip, da Alessandro Gassmann a Paola Pitagora alla regista Cinzia TH Torrini: «Anche a me succede, da spettatrice, di non capire con chiarezza i dialoghi tra alcuni attori», ha spiegato a Tv Sorrisi e canzoni.

Ma perché gli attori parlano male? Ecco alcune ragioni:

  1. Una scelta stilistica dei registi: Alcuni registi preferiscono infatti affidarsi a un linguaggio colloquiale e naturale, anche se questo significa sacrificare la chiarezza dei dialoghi. In questo modo, si cerca di rendere la scena più autentica e realistica, come se gli attori stessero recitando nella vita reale, ma questo li rende incomprensibili, come accadrebbe anche nella vita reale. Perché ha ragione Gassmann a dire “Parlate come nella vita”, ma il cinema è diverso. Nella vita si può chiedere «Scusa, non ho capito, cosa hai detto?» e l’altro lo ripete. In un film o una serietv no. Quindi va bene parlare come nella vita reale a livello semantico, ma non a livello di tonalità e di volume.
  2. Il bisbiglio: C’è il problema del mix audio con la musica e gli effetti sonori che possono coprire le parole degli attori. Questo è un problema soprattutto con la recitazione bisbigliata, quella in cui gli attori sembra che stiano parlando fra sé e sé. È una forma di autodifesa dell’attore perché sussurrare dà sicurezza ai ragazzi perché bisbigliando non sembra che si stia recitando e l’interpretazione sembra più intensa. Il problema è che l’attore apparirà anche bravo, ma chi lo sa visto che non si è capito cos’abbia detto? Inoltre, va considerato che molti spettatori preferiscono tenere il volume basso per non disturbare gli altri.
  3. L’emulazione del cinema straniero: Gli attori del passato venivano dall’avanspettacolo, dal teatro, dalla gavetta, ovvero da ambienti dove se non parli chiaro ti rendi conto che il pubblico non capisce e te lo fa notare in modo diretto. Gli attori di oggi, invece, non vengono dal teatro ma dalle scuole di recitazione o dai social network e questo feedback non c’è. Un insegnante di recitazione ha spiegato tempo fa a “TV Sorrisi e Canzoni” che molti attori, soprattutto giovani, si ispirano ai film americani concentrandosi più sull’espressività che sul parlato e spesso non riescono a utilizzare correttamente il diaframma e a prendere ed emettere aria, il che rende il parlato impastato e poco chiaro.
  4. Il modo di riprendere la scena: Un altro motivo è la qualità di ripresa della scena che spesso è in presa diretta per risparmiare visto che ridoppiare il film costa di più. Il problema è che in questo caso serve un microfonista molto attento che sappia posizionare correttamente il microfono per catturare i suoni dell’ambiente e il dialogo degli attori. Se il microfono non si posiziona correttamente, o se l’attore ha indosso troppi vestiti che ostacolano la trasmissione del suono, la qualità del suono può essere compromessa.
  5. Gli attori non sanno doppiarsi: Il problema emerge anche se gli attori si doppiano in un secondo momento perché il doppiaggio è un lavoro molto difficile e bisogna saperlo fare in modo impeccabile. Purtroppo, anche qui, non sempre viene insegnato agli attori a doppiare l’audio di un film e quindi il problema rimane. Questo è facilmente comprensibile quando vediamo attori italiani che recitano in film stranieri: tutti gli altri parlano benissimo, poi entra in scena il nostro attore e noti la differenza. Questo perché gli altri sono doppiati dai doppiatori che sono professionisti del campo e sanno maneggiare benissimo la tecnica, mentre i nostri attori no. Ed è anche ovvio, un doppiatore realizza decine di film in questo modo, un attore solo in casi rari. Lo spiega bene Luca Ward: «Il doppiaggio è un’arma meravigliosa: se la sai usare puoi non solo correggere una battuta, ma anche migliorarla. Un tempo non c’era la presa diretta, gli attori dovevano doppiare tutto il loro ruolo. Ricordo Vittorio Gassman: quando entrava in sala era uno spettacolo, sapeva tutto a memoria, ci metteva pochissimo. Come lui, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi. E quando recitavano non ti chiedevi: “Che hanno detto?”»
  6. La lingua italiana: Inoltre va considerato che la lingua italiana è difficile e va studiata bene. Non ci riferiamo alla grammatica (anche, ma quella è scritta dagli sceneggiatori) quanto alla parte invisibile della lingua italiana, ovvero il tono, gli accenti, l’inflessione, tutto ciò su cui un doppiatore passa ore e ore a studiare. L’attore invece si concentra di più a “parlare con il corpo e il viso” più che con le parole e questo spiega perché alla fine capiamo cosa sta accadendo più dal cosa fa l’attore che dal cosa dice. L’italiano è una lingua piana e veloce e quando si recita bisogna parlare un italiano diverso per poter essere comprensibile al pubblico. L’italiano normale non basta, ma anche questo viene raramente insegnato e così gli attori si ritrovano a parlare come parlerebbero con i loro amici al bar, ma l’effetto è che non si capisce nulla. Questo vale soprattutto per gli attori televisivi perché chi viene dal teatro conosce bene questa differenza della lingua e quindi risulterà chiaro anche sul video.
  7. La post-produzione: Durante il processo di post-produzione, i dialoghi potrebbero essere sottoposti a ulteriori manipolazioni, come la riduzione del rumore di sottofondo o l’aggiunta di effetti sonori. Anche questo può influire sulla qualità del suono e sulla chiarezza dei dialoghi nel prodotto finale.

Non è solo un problema italiano

Si dice spesso che bisognerebbe guardare i film e le serie in lingua originale e ok, ma solo se ci sono i sottotitoli perché il linguaggio audio originale non lo capiscono neanche gli spettatori madrelingua inglesi. Secondo un sondaggio condotto dal sito “Preply”, il 72% degli americani guardano film e serie con sottotitoli e lo fanno perché il mix audio con musica ed effetti copre i dialoghi e il 61% ha difficoltà a capire l’accento inglese di alcuni attori. L’uso di sottotitoli, comunque, non è comune tra le persone di diverse generazioni, perché i nati tra il 1997 e il 2012 utilizzano i sottotitoli il 70% delle volte, mentre i Baby Boomer (nati tra il 1946 e il 1964) solo il 35% delle volte.

L’umiltà di Borghi

Che il doppiaggio vada fatto da chi lo sa fare lo sa bene anche Alessandro Borghi che con grande umiltà ha deciso di non doppiarsi da solo per la serie tv “Diavoli“. In quel caso, infatti, lui ha recitato in inglese ma per la versione italiana ha preferito farsi doppiare da Andrea Mete.

Foto: Sippakorn Yamkasikorn (Pexels)

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