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È una delle grandi donne della tv, anche se non ha atteggiamenti da diva. Roberta Petrelluzzi non ha mai cercato la notorietà, si è sempre limitata a fare bene il suo lavoro di autrice e conduttrice di “Un giorno in pretura“, e questo è il suo grande pregio. Per questo nei sabati sera in cui va in onda, c’è una nutrita schiera di fan che non si perdono una puntata e si riversano su Twitter per commentare lo show.

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IL SUCCESSO DI “UN GIORNO IN PRETURA”

Un merito grandissimo per Roberta Petrelluzzi che con la sua trasmissione ha fatto entrare gli italiani nelle aule dei tribunali. Se non ci fosse lei, ci sarebbero solo le decine di talk show dove si scava alla ricerca di una verità che alla fine è solo quella che porta più audience. Lei invece non si cura dello share portato dalle interpretazioni degli opinionisti (più sono esagerati e più fanno ascolti), lei racconta i fatti. Poi è il pubblico a farsi un’idea. E questo funziona da sempre, visto che “Un Giorno in Pretura” è il programma più longevo di Rai 3 dal momento che va in onda dal 18 gennaio 1988. Della trasmissione, Roberta Petrelluzzi è ideatrice, conduttrice e regista, insieme a Nini Perno.

La nuova edizione del 2022 si occupa dei processi della morte di Marta Russo, del carabiniere Mario Cerciello Rega, della pittrice Renata Rapposelli e di George Floyd, ucciso dalla polizia a Minneapolis (Usa) nel 2020.

LA GENTE NON PERDONA

Roberta Petrelluzzi è una giornalista di lunga esperienza. Da osservatrice della società, si è resa conto che forse le persone sono cambiate, che non c’è più voglia di capire, ma di prendere posizione e condannare. Lo fa citando il caso di Giovanni Scattone che dopo la pena scontata per il caso Marta Russo è tornato ad insegnare salvo poi dover abbandonare perché travolto dalle polemiche. Su questo la Petrelluzzi ha le idee chiare rivelate a “Tv Sorrisi e canzoni”:

«La gente è feroce, marchia a vita i colpevoli, scordando che il carcere serve a riabilitare le persone».

Un concetto già espresso in passato quando a “Le Parole della Settimana” di Massimo Gramellin disse chiaramente che le persone cercano il muro contro muro, le opinioni immutabili neanche di fronte all’evidenza:

«Io ho bisogno di capire il perché uno fa certe cose. Credo che ormai non siamo più abituati al cercare il perché, ma siamo abituati a tifare. O fai parte della curva sud, o fai parte della curva nord. Quando tifi non cerchi le ragioni, ma perché puoi essere contro».

Con la sua trasmissione, invece, la giornalista e il suo staff non prendono posizione, si limitano a raccontare i fatti lasciando la libertà al pubblico di farsi un’idea in autonomia. Questo atteggiamento piace ai suoi fan che la preferiscono a quei talk show dove si sostengono tesi a favore di una parte e contro l’altra, senza davvero cercare la verità che invece può essere data solo dalle indagini degli investigatori e dalle sentenze di un tribunale.

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LA STORIA DI ROBERTA PETRELLUZZI

Nata ad Adrara San Martino (Bergamo) l’1 gennaio 1944, suo padre era il medico di Adrara e Sarnico e girava a cavallo in compagnia di due levrieri. Sua madre era la figlia dell’avvocato Faccanoni di Sarnico. I suoi genitori si separarono presto. Da giovanissima si è trasferita a Sarnico e e dopo le scuole medie in collegio, in Città Alta, e il liceo a Genova si è trasferita a Milano per frequentare l’Università. Si è laureata in Scienze Biologiche e per un certo periodo ha lavorato come ricercatrice alla facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza di Roma.
Nel 1979 vince un concorso come programmista regista nelle trasmissioni regionali del Lazio su Rai 3. Negli anni si occupa della realizzazione di vari programmi tra cui “La Posta del cittadino”, “L’anno Santo”, “Roma città e anticittà” e “In pretura”, antesignano di quel “Un Giorno in Pretura” che nel 1987 passa in prime time. Il 18 gennaio 1988 passa su Rai 3 e diventa lo show che conosciamo oggi e che ormai è diventato una trasmissione cult per migliaia di persone che non si perdono una puntata da anni.
Nel corso degli anni, “Un giorno in pretura” ha mostrato cosa succede nelle aule dei tribunali e ha trasmesso moltissimi processi importanti tra i quali quelli relativi alle vicende del mostro di Firenze, ai sequestri Celadon e Soffiantini, all’omicidio di Marta Russo, a quello di Donato Bilancia, la strage di Erba, il delitto di Avetrana e tanti altri.

Nel frattempo la Petrelluzzi ha realizzato anche altri programmi tra cui “La Valle Del Torbido” nel 1993 sulle estorsioni della Locrite, “Taxy Story” basato sui filmati e ricostruzioni di fatti accaduti a tassisti romani e napoletani e “Alè oh oh Roma-Inter con gli Ultras” sugli ultrà di Roma e Inter seguiti dalle telecamere prima, durante e dopo la finale della Coppa Uefa 1990/91.

 

Foto: Rai 3

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