ALESSANDRO BORGHI e la scelta che ha salvato la sua vita

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È considerato uno dei più grandi attori italiani della nuova generazione e non a torto perché Alessandro Borghi riesce ad essere credibile in ogni ruolo. Che sia quello di un manager, di un antico romano, di un boss malavitoso, del povero Stefano Cucchi, in ogni ruolo sa come emergere. E ora torna dal 22 aprile con la seconda stagione di “Diavoli” (guardalo su Now).

HA RISCHIATO DI FINIRE MALE

Cresciuto dalle parti di viale Marconi, Alessandro Borghi frequentava spesso la Magliana e quella zona di Roma, e così il suo primo lavoro è stato quello di sorvegliante notturno in un palazzo sfitto di Rebibbia. Stiamo parlando di una zona di Roma molto bella, affascinante, una di quelle dove ancora si può respirare l’aria di una certa Roma, ma anche una zona difficile, dove è più facile cadere che guardare al futuro. Lo ha spiegato lui stesso al “Corriere della Sera”:

«Sono di origini popolari e ne vado fiero. Ma sono cresciuto in un posto dove l’essere umano che avrei voluto diventare era molto lontano da quel contesto. La scelta che ho dovuto fare da molto giovane è stata se far parte di quella roba lì o se guardala da lontano».

E aggiunge, per essere ancora più chiaro:

«Quando hai 15 anni e tutti i tuoi amici o si drogano o fanno le rapine e tu decidi di non farlo, ecco, quella è una scelta».

LA TRAMA DI DIAVOLI 2

La prima stagione della serie tv tratta dai libri di Guido Maria Brera narrava le vicende del broker italiano Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) che si ritrovava a vivere un suo personale dramma nel mezzo della tempesta finanziaria del 2011. Un momento di formazione personale e professionale visto che si trovava faccia a faccia con certa spregiudicatezza impersonata dal suo capo e mentore Dominic Morgan (Patrick Dempsey). La serie è piaciuta in tutto il mondo (voto 7,1 su Imdb) ed era scontato che ne venisse realizzata anche una seconda stagione. Questa volta siamo nel periodo iniziato nel post Brexit e finito con l’inizio della pandemia del Covid. E questa volta, Massimo Ruggero non ha più nulla da imparare, come spiega lo stesso Borghi a “Tv Sorrisi e canzoni”:

«Questa volta invece combatteremo ad armi pari. Massimo si troverà invischiato in una vera e propria guerra segreta tra l’Occidente e la Cina, che comincia con la Brexit e arriva fino ai giorni del Covid, e si combatte soprattutto per il possesso dei dati personali, il nuovo petrolio».

Diavoli - Quootip

Guardalo su Sky o su Now.

CHI È ALESSANDRO BORGHI

Alessandro Borghi nasce a Roma il 19 settembre 1986 e comincia a lavorare a Cinecittà tra il 2005 e il 2007 come stuntman e da lì riesce ad ottenere qualche piccolo ruolo, soprattutto in sceneggiati televisivi. La sua storia si sviluppa nelle strade di Roma che poi lui interpreta bene nei suoi film.
Arriva al cinema quasi per caso: un produttore lo ferma fuori da una palestra e gli propone di presentarsi per fare una parte in “Distretto di polizia”: siamo nel 2006 ed è il suo debutto nel mondo della recitazione in cui lui si getta con tutto se stesso accumulando altre esperienze: la miniserie “Io e mamma”, “Ho sposato uno sbirro”, “Questa è la mia terra”, “RIS”, “Don Matteo”, “Sant’Agostino” e una piccola parte in “Rex”, “La narcotici” e la serie di “Romanzo criminale” dove conosce Stefano Sollima. Siamo nel 2011, anno della svolta perché arriva il suo primo ruolo importante in “Cinque”.
Da lì è un crescendo che lo porterà a due film importanti nel 2015: il film “Suburra” di Stefano Sollima e “Non essere cattivo” di Claudio Caligari. Sono i film che lo fanno conoscere alla critica e al pubblico che poi lo amerà sempre di più: “Dalila” in cui interpreta Luigi Tenco, “Fortunata” di Sergio Castellitto, “The Place” di Paolo Genovese, “Napoli velata” di Ferzan Ozpeteck e “Sulla mia pelle”. E questo per il cinema, perché nel frattempo lui diventa una star anche della tv in particolare con “Non uccidere” e con “Suburra-la serie” che gli danno il successo definitivo.

Arrivano anche i riconoscimenti: le candidature e la vittoria come miglior attore ai David di Donatello (ben quattro), i Nastri d’argento di Taormina, i Ciak d’oro, lo Shooting stars award al festival di Berlino e nel 2017 è il padrino della Mostra di Venezia.

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