ITALIANI E RELIGIONE: Crediamo meno in Dio, ma molto in guru, sette e guaritori


Domanda: Da qualche tempo si dice che ci sia la crisi nella Fede. È vero? Com’è il rapporto di noi italiani con la religione?

Se guardiamo la nostra storia negli ultimi duemila anni vediamo chiaramente che l’Italia e il cristianesimo hanno viaggiato di pari passo. La religione cristiana per come la conosciamo noi, infatti, non nasce ufficialmente a Gerusalemme, ma a Roma dove San Pietro e soprattutto San Paolo portarono il loro racconto di un mistico del Medio Oriente di nome Gesù che annunciava una nuova era per il mondo. Da allora sono passati martiri, santi, Papi, Guerre Sante, Bolle, e tutto è sempre partito dall’Italia. Eppure…

Crisi della Fede

Il popolo italiano sta cambiando le sue abitudini e sta iniziando a dubitare del Credo e a definirsi ateo, soprattutto i più giovani. È questo il quadro che emerge da un sondaggio realizzato dall’istituto Doxa e commissionato dall’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti (Uaar). Se questo sia un bene o un male, ovviamente, rientra nella sfera personale, ma certo denota un cambiamento nel modo di pensare e nei costumi. Secondo i dati, rispetto all’ultima rilevazione effettuata alcuni anni fa, chi si dichiara cattolico registra un -7,7% contro un +3,8% che si professa ateo. I credenti rappresentano comunque la stragrande maggioranza della popolazione con l’82% (di cui il 66% cattolici), mentre gli atei si attestano a circa il 9% anche se a questi si può aggiungere un 6% di agnostici, ovvero coloro che preferiscono non prendere posizione, quindi né credere né non credere: un totale di 15% che quindi non si professa credente, in aumento dal 10% del 2014. 

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Papa Francesco sta facendo di tutto per far tornare la voglia di religione nei giovani.

La crisi parte soprattutto dai giovani e da chi ha una laurea

Nello specifico, si evince che fra i giovani in età 15-34 anni i non credenti sono il 22% e i credenti il 50%. Un numero che aumenta con l’età: tra gli over 50 la percentuale è del 76,9%. Guardando al territorio, nel nord-ovest i cattolici solo il 49,2% e gli atei-agnostici arrivano al 28,5%. Al Sud i numeri sono diversi: l’80% è credente, il 7,5% no. Fra i laureati, uno su due è credente cattolico (51%) contro l’87,6% che ha solo la licenza elementare. 

Basta favoritismi

Quasi tutti, però, si trovano concordi nel far pagare la Chiesa: il 54% è a favore di una tassazione su tutti gli immobili della Chiesa e il 30% a tassare almeno quelli da cui la Chiesa ricava un reddito. Solo il 9% pensa che sia giusto non fargli pagare nulla. Numeri che presentano un quadro di un’Italia che vuole emanciparsi dalla Chiesa, ma la riflessione è un’altra: essere atei significa non credere in nulla oppure in quel 15% c’è chi crede in qualcos’altro? 

Il boom delle alternative

In qualcosa bisogna credere perché la sola realtà non ci è sufficiente. E se da una parte c’è una crisi della Fede cristiana, dall’altra c’è il boom dei guru, delle fattucchiere e soprattutto delle sette: oggi si stimano circa 500 psico-sette, gruppi di natura spirituale e pseudo religiosa che coinvolgono circa 13 milioni di italiani. Il Servizio AntiSette della Comunità Papa Giovanni XXIII è attivo per aiutare chi cade vittima di questi casi ed ha registrato migliaia di casi di aiuto, con un fortissimo incremento dalle 851 richieste del 2007. 

Chi frequenta la Sette?

La tipologia è varia: il 41% si presentano come gruppi di studio per potenziare la mente, il 30% pratica culti estremi, tra satanismo e spiritismo, un 16% di sette magico-esoteriche e un 13% di sette pseudo religiose. Il tutto per un giro d’affari che il Codacons stima in circa 8 miliardi di euro. Spesso in nero. Non c’è una vittima predefinita, a parte il fatto che siano persone che hanno smesso di credere nella teologia cattolica: le vittime sono appartenenti ad un ceto sociale alto e medio, per il 55% uomini. Tra le categorie più a rischio di essere adescati figurano i giovani (35%) e gli adulti (39%), mentre i problemi di salute sono tra le cause più frequenti per cui ci si rivolge a maghi e santoni.

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Per qualcuno, le sette sono come in Eyes Wide Shut. Anzi, quel film ha quasi fatto venire voglia…

No, non è per niente come in “Eyes Wide Shut”

Attenzione, quando si parla di “sette” si pensa a qualcosa tipo satanismo o comunque qualcosa di losco, mentre in realtà si riferisce anche a gruppi spirituali che puntano al “miglioramento delle condizioni di vita” attraverso costosi corsi pseudo-religiosi o pseudo-psicologici che hanno un effetto spesso anche controproducente per chi vi partecipa, soprattutto a lungo termine. Il riferimento per saperne di più è la Comunità Papa Giovanni XXIII e il numero di emergenza è 800228866, ma è attiva anche l’Associazione italiana vittime delle sette (Aivs) fondata a Potenza da alcune persone che hanno vissuto in prima persona l’esperienza delle sette.

 

Foto: Annett_Klingner (Pixabay), Giphy

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