La storia di FREDDIE MERCURY, dal flop al successo mondiale

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Come per tutti i grandissimi artisti morti prematuramente, anche per Freddie Mercury vale lo stesso discorso di confondere il mito con l’artista e la persona. Abbiamo visto il film “Bohemian Rhapsody” (puoi vedere il film su Netflix o Disney+), sappiamo molto di lui, ma forse non ci rendiamo conto di quanto sia stato importante il suo apporto, breve purtroppo, al mondo.
È grazie a lui (purtroppo) se tutti abbiamo scoperto l’esistenza dell’Aids.
È grazie a lui se da trent’anni in tutti gli stadi i tifosi di qualsiasi sport hanno intonato “we are the champions”.
È grazie a lui se ogni volta che ci succede qualcosa di negativo, ci rincuoriamo con la canzone “The Show Must Go On”. 

UN TALENTO ASSOLUTO

La realtà è che Freddie Mercury non è stato solo un cantante e un compositore, ma è stato uno di quei miei assoluti di cui se ne vedono pochi. Ci sono tanti grandissimi artisti che magari hanno venduto molto più di lui, ma nessuno è stato come lui. Per dire, di Maradona, Pelè, Messi, ce ne sono stati pochi nella storia del calcio, mentre di giocatori molto forti ce ne sono molti di più. Lui è stato un fuoriclasse. Una volta un critico scrisse:

«Freddie Mercury è l’uomo che potrebbe cantare anche l’elenco telefonico».

In effetti il mitico cantante dei “Queen” aveva una voce potente ed espressiva come pochi e sul palcoscenico sapeva incantare il pubblico, tanto che a distanza di tempo il suo carisma e il suo fascino sono rimasti praticamente intatti e il suo talento e la sua bravura insuperati.

A 8 ANNI GIÀ STUPIVA TUTTI

Il cantante nasce a Stone Town (Zanzibar) il 5 settembre 1946 con il nome di Farrokh Bulsara ed è il figlio di Borni e Jer Bulsara, una coppia appartenente all’etnia parsi e di religione zoroastriana proveniente da uno Stato dell’India occidentale ma trasferita in Africa per via del lavoro del padre, che era cassiere per la segreteria di Stato delle colonie.

La sua casa natale a Stone Town. (wikicommon)

All’età di otto anni frequenta la “St Peter’s Boys School”, un collegio britannico, ed è proprio qui che comincia a farsi chiamare Freddie e a farsi notare dai suoi insegnanti per il suo grande talento artistico soprattutto nel campo del disegno. Una curiosità a questo proposito: fu proprio Freddie a concepire e a disegnare il logo originale della band Queen con i quattro segni zodiacali dei componenti del gruppo (il suo era quello della vergine).

LA MUSICA? UN’IDEA DEL PRESIDE

La musica entrò nella sua vita proprio in quei giorni scolastici quando il preside della sua scuola scrisse ai suoi genitori suggerendo loro di fargli frequentare delle lezioni di musica. Fu così che Freddie raggiunse il quarto grado di apprendimento di pianoforte, imparò a leggere la musica e a cantare nel coro della scuola e sempre a scuola formò la sua prima band, i “The Hectics”, con i quali si esibiva al pianoforte durante le feste scolastiche suonando canzoni di Little Richard e Cliff Richard.
Nel 1964 per via della rivoluzione a Zanzibar fu costretto a lasciare la sua terra e a trasferirsi in Inghilterra con la sua famiglia. Qui si iscrive al Politecnico di Isleworth dove prosegue i suoi studi d’arte e nella primavera del 1966 ottiene il massimo dei voti all’esame d’arte, cosa che gli consentì l’ammissione all’“Ealing Art College” di Londra dove studiò arte e design grafico. Nel frattempo creò anche una linea di abbigliamento e collaborò con alcune riviste scrivendo degli articoli.

L’INCONTRO CON TIM STAFFELL

Fu a Ealing che fece un incontro fondamentale, quello con Tim Staffell, suo compagno di corso e bassista e cantante di una piccola rock band chiamata “Smile”, che oltre a lui comprendeva anche il chitarrista Brian May e il batterista Roger Meddows-Taylor. Non potendo entrare come cantante in questo gruppo, Freddie rivolge le sue attenzioni ad un’altra band che aveva bisogno di un vocalist: gli “Ibex” ma con questi non riesce a farsi strada a sufficienza e quando qualche tempo dopo viene chiamato per cantare con gli “Smile” accetta subito. Con questo gruppo nel 1969 incide un singolo che si intitola “Earth/Step on me” che purtroppo non ottiene il successo sperato. 

DAL FLOP NASCONO I QUEEN

A quel punto Staffell, disilluso, decide di mollare la band e May e Taylor insieme a Freddie, formano i “Queen” battezzati così proprio da quest’ultimo.

«Anni fa pensai al nome “Queen”… È solamente un nome, ma è molto regale e suona sfarzoso. È un nome forte, molto universale e immediato. Aveva un sacco di potenziale visivo ed era aperto a ogni tipo di interpretazione. Ero certamente consapevole delle connotazioni gay, ma quella era soltanto una delle sue facce»

Disse in un’intervista. È in questo periodo che Freddie Bulsara comincia a farsi chiamare Freddie Mercury ed è sempre nello stesso periodo che incontra Mary Austin, la donna con la quale visse per sette anni e che rimase comunque la sua migliore amica per tutta la vita, anche quando il cantante decise di rivelare la sua omosessualità e di cominciare a frequentare apertamente uomini. 

IL COMING OUT

Nel 1974 nel corso di un’intervista con la rivista “New Musical Express” Freddie Mercury dichiarò di essere «gay come un narciso». Da quel momento in poi il rapporto con Mary inevitabilmente si incrinò e i due si lasciarono ma Mercury al momento della sua morte le lasciò metà del suo enorme patrimonio nonché la Garden Lodge, la sua abitazione. Tra il 1978 e il 1979 ebbe una relazione con Joe Fanelli, diventato poi suo chef privato. Negli anni ottanta fu la volta di Winnie Kirchberger e dell’attrice Barbara Valentin, apparsa anche nel video del brano dei Queen “It’s a hard life”. Nel 1984 ebbe una relazione con Jim Hutton. Hutton, che risultò sieropositivo nel 1990, restò accanto a Freddie per gli ultimi sette anni della sua vita, assistendolo nella sua malattia. 

LA FINE DEL MITO

Una vita spericolata, piena di eccessi, successo stratosferico ed eccentricità, quella di Freddie Mercury, una vita terminata alle 18.45 del 24 novembre 1991 per una broncopolmonite aggravata da complicazioni dovute all’AIDS. Quel giorno se n’è andato un mito vivente, uno dei più grandi protagonisti del rock, al quale a distanza di anni vengono ancora tributati onori e riconoscimenti per le sue straordinarie performance e il cui ricordo mai sbiadito della sua grinta e del suo volto sempre sorridente, che l’attore Rami Malek è riuscito a riproporre (e infatti ha vinto l’Oscar) nel film “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer. 

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Foto: Wikipedia

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