La vera storia di DAVID BERKOWITZ, il Figlio di Sam

Domanda: Ho visto il film “Summer of Sam” e mi sono appassionato. Qual è la vera storia del “Son of Sam”?

Nella New York infuocata dell’agosto del 1977 un sanguinario serial killer armato di una calibro 44 che si autodefinisce il “figlio di Sam” semina la morte nel Queens, quartiere abitato soprattutto dalla minoranza nera, ispanica ed italoamericana. Summer of Sam” non è solo il titolo di un bel film del regista Spike Lee ma è anche la storia vera di un terribile fatto di cronaca realmente accaduto nella lontana estate del 1977. Si tratta della storia di David Berkowitz.

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Nascita di un killer

David Berkowitz fin da bambino si rivela un tipo problematico. Appena nato viene adottato da una coppia del Bronx. David cresce circondato dall’affetto, a volte morboso, dei nuovi genitori ma questo non basta a tranquillizzarlo: è spesso preda di crisi di rabbia immotivata, scaraventa oggetti dalla finestra, gira di notte per le strade. Con questi presupposti David viene mandato in cura da uno psicologo ma la terapia risulta inefficace, e i suoi problemi comportamentali continuano.
Quando la mamma muore di cancro, David ha appena 14 anni e il lutto contribuisce a destabilizzarlo, il padre si risposa e la nuova madre non gradisce la presenza del ragazzo che compiuti i 18 anni va via di casa.
A questo punto David, affetto da una grave forma di depressione purtroppo trascurata, si mette alla ricerca della sua vera famiglia e riallaccia i rapporti con la madre naturale e la sorella ma la serenità per lui è impossibile. Comincia ad essere affascinato dalla stregoneria, sente che le sue azioni sono guidate da demoni e passa le giornate chiuso in casa a scrivere sui muri frasi sconnesse come “In questo buco vive The Wicked King. Uccidere per il mio Maestro. Io trasformo i bambini in assassini”. Sono proprio le voci demoniache, dalle quali David è perseguitato, che lo spingono ad uccidere.

Gli omicidi

Le aggressioni cominciano nel luglio del ’76, le vittime sono soprattutto donne e giovani coppie che Berkowitz aggredisce di notte e che fredda con una calibro 44: questo ha portato anche a un altro suo soprannome, “il killer della calibro 44”.
David è ormai braccato dal suo delirio, continua ad uccidere e sfida Polizia e giornalisti inviando loro lettere firmate “il figlio di Sam”. La città è ormai in preda al panico e gli investigatori di tutta New York sono concentrati sul caso: il figlio di Sam diventa un caso mediatico. Le aggressioni proseguono, una coppia appartatasi all’uscita della discoteca viene aggredita e ferita. È nella caldissima notte tra il 13 e il 14 luglio, però, durante un black out che lascia al buio New York che il panico raggiunge livelli altissimi tra saccheggi, atti vandalici ed il killer che si aggira indisturbato tra le strade buie.
Il 31 luglio del 1977 un’altra aggressioni ad una coppia dopo il cinema: lei muore, lui rimane cieco.
Le indagini della Polizia si intensificano e grazie ad una patente scaduta, agli elementi citati dal killer nelle numerose lettere spedite a Polizia e giornali e alle dichiarazioni di diversi testimoni si arriva a Berkowitz.
Il 10 agosto, a più di un anno dal primo delitto, la Polizia circonda l’edificio dove abita David e lo cattura aspettando che esca dal portone. Il killer non fa resistenza e agli investigatori dice:

«Sono Sam, David Berkowitz».

È finito un incubo per la città. 

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La seconda chance

David viene processato e condannato a 364 anni di reclusione: 6 le vittime accertate, 10 i feriti (compresi 2 accoltellati), è lui il primo vero serial killer della storia. Gli psichiatri tracciano il suo profilo psicologico: si tratta di uno schizofrenico paranoide con un odio soprattutto nei confronti delle donne. Tuttora in carcere, Berkowitz si è pentito dei suoi delitti e scacciati i vecchi demoni è diventato un fervente cristiano. Non è chiaro se abbia agito con dei complici.

Nella sua home page, www.forgivenforlife.com, David racconta attraverso parole a volte dure a volte commoventi la sua storia:

«Da quando ero un piccolo bambino, la mia vita sembrava essere piena di tormento»

La sua malattia:

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«Nella mia mente venivano spesso pensieri di suicidio»

Il satanismo:

«Ero sempre stato affascinato dalla magia, dal satanismo e dalle cose occulte»

E gli omicidi:

«Dopo anni di tormento mentale, di problemi comportamentali, di profonde lotte interne diventai il criminale che, a quel tempo, sembrava fossi destinato ad essere» 

Il killer tormentato e spietato ha anche parole di pentimento e racconta della sua miracolosa conversione:

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«Io ebbi a che fare con l’occulto e mi sono bruciato. Diventai un crudele omicida e gettai via la mia vita, e distrussi pure la vita di altri esseri umani. Ora ho scoperto che Cristo è la mia risposta e la mia speranza»

Oggi il figlio di Sam è un uomo nuovo, rinato spiritualmente ed in pace con se stesso e quell’estate di terrore appare come un ricordo lontano, smarritosi tra le caotiche vie di New York.
Netflix ha realizzato un documentario che racconta la vera storia del “figlio di Sam”. Ecco il trailer:

 

Credit foto: The Sons of Sam (Netflix)

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