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Domanda: Mi piace tantissimo il professor Alessandro Barbero, qual è la sua storia? Dove insegna? Cosa faceva prima di apparire così tanto in tv?

Chi ha detto che la cultura debba rimanere solo tra le quattro mura di una scuola? Nell’antichità si faceva cultura ovunque, e l’intenzione dei filosofi era di arrivare a più persone possibili. Proprio quello che da anni sta facendo il professor Alessandro Barbero che dal 2010 pubblica video su Youtube, post sui social e podcast proprio per arrivare al maggior numero di persone possibili. L’ha scoperto anche la tv che infatti lo chiama spesso come ospite o come conduttore di trasmissioni culturali. Ma chi è il professor Alessandro Barbero?

HA VINTO IL PREMIO STREGA

Alessandro Barbero non è proprio l’ultimo arrivato, non si è “reinventato” professore di storia, lo ha sempre fatto e ad altissimi livelli. Solo che lo conoscevano in pochi.
Nato a Torino il 30 aprile 1959, si è laureato in Lettere nel 1981 con una tesi in Storia medievale per poi specializzarsi alla Normale Superiore di Pisa. Dopo anni come ricercatore all’Università di Tor Vergata, a 39 anni diventa prima professore associato e poi ordinario di Storia medievale nella prestigiosa Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro. Ha scritto decine di libri, di narrativa e saggistica, conosciuti in tutto il mondo sulla storia e in particolare sulla storia medievale e nel 1996 vince il premio Strega per il libro “Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo”: ha impiegato 10 anni per scriverlo e il risultato è stato eccellente. Si tratta di un romanzo storico ambientato all’epoca delle guerre napoleoniche, nel 1806.

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Dopo la vittoria, è entrato nel comitato direttivo del Premio Strega.

L’HA SCOPERTO PIERO ANGELA

È Piero Angela a scoprirlo e a portarlo in tv nel 2005 come esperto di Carlo Magno per una puntata speciale di “Superquark“. Piero Angela lo chiamerà spesso ma la svolta di Alessandro Barbero è arrivata quando nel 2010 ha deciso di pubblicare su Youtube una serie di conferenze e videolezioni sul Medioevo, la storia antica, le guerre napoleoniche, il Risorgimento e altro ottenendo un successo clamoroso con migliaia di visualizzazioni.

I suoi video fanno il giro del web e piano piano la tv, non solo Piero Angela, si accorge di lei. Gli viene assegnato il programma “a.C.d.C.” in onda su Rai Storia, poi “La bussola e la clessidra “, “Alighieri Durante, detto Dante“, “Ei fu. Vita, conquiste e disfatte di Napoleone Bonaparte” e altri. Lo troviamo ospite a “#Maestri“, “Le parole della settimana“, “Ulisse“, “Passato e presente“, “Il tempo e la storia” e tanti altri. Ha realizzato anche molti audiolibri e degli audiodocumentari per Rai Radio 2.

CON LUI DOBBIAMO APRIRE LA MENTE

Nel corso degli anni Alessandro Barbero è stato spesso l’obiettivo dei commenti dei social. Alcune sue dichiarazioni hanno fatto scalpore, ma come spesso accade nei social, si estrapola un concetto e lo si massacra senza capire davvero cosa volesse dire. E questo perché non c’è il tempo: si commenta adesso un trend topic e fra mezz’ora si passa a un altro. Barbero, invece, è un accademico, ha bisogno di parlare molto per esprimere il suo pensiero, che poi può essere condiviso o meno, ma punta sempre a una riflessione. Come quando ha spiegato che è giusto che i ragazzi seguano la passione:

«Agli studenti dico: se i suoi hanno una farmacia, faccia quella facoltà e la erediti, se ha lo zio notaio scelga giurisprudenza. Ma se non c’è tutto ciò, segua quel che la appassiona. Si può anche fare l’insegnante».

E quando qualcuno gli ha fatto notare che l’insegnante non guadagna molto, lui ha risposto netto:

«A chi dice cose del genere, penso si debba sputare in faccia»

O come quando critica i libri di testo rei di mitizzare la storia:

«Gli storici di mestiere sanno che il Risorgimento è un fenomeno più complesso di quello che si legge sui libri di testo o che si vede sui monumenti nelle strade e nelle piazze»

Il vedere la storia non per quella che è stata ma per come è stata raccontata è una delle sue battaglie per cui combatte da sempre. Ne ha per tutte le epoche, anche per la Seconda Guerra Mondiale:

«Sarebbe bene se, diversamente da Roberto Benigni nel suo film [La vita è bella], ci ricordassimo che a liberare Auschwitz e le sue vittime sono stati i “malvagi comunisti sovietici” e non i “buoni americani” […]. Ecco, vedete come si sfuma tra la memoria vera, la memoria ricostruita? Quanta gente ha visto il film e si ricorderà per sempre che Auschwitz è stata liberata dagli americani? Ecco, la storia è un’altra cosa».

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Il libro affronta anche le lacune e i silenzi che rendono incerta la ricostruzione di interi periodi della vita di Dante, presentando gli argomenti pro e contro, come fosse un romanzo giallo.

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È possibile incontrare uomini e donne del Medioevo, sentirli parlare a lungo e imparare a conoscerli? È possibile se hanno lasciato testimonianze scritte, in cui hanno messo molto di se stessi. È il caso di cinque su sei dei nostri personaggi; della sesta, Giovanna d’Arco, che era analfabeta o quasi, possediamo lo stesso le parole, grazie al processo di cui fu vittima e protagonista.

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Un romanzo sorprendente che narra con potenza visionaria la lotta di classe, la sopraffazione degli uomini sulle donne, l’innocenza e la testardaggine di queste ultime, la necessità e il coraggio per cambiare il corso della storia.

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Chi racconta e insegna la storia, spesso tende a concentrarsi sui grandi avvenimenti e sui singoli protagonisti, trascurando così le realtà sociali ed economiche all’origine degli eventi. Questo libro invece racconta il modo in cui la gente si nutre, si sposta, riscalda gli ambienti, fa l’amore o amministra la giustizia nel corso dei secoli.

 

Foto: Ufficio stampa Rai