Avvocato Cristiano Ricci: Le sfide da affrontare nella società contemporanea
Studio, determinazione e competenza: Cristiano Ricci, avvocato tributarista, ci racconta il suo percorso di crescita e le sfide da affrontare nella società contemporanea.
Avvocato Ricci, ci parli brevemente di lei e del suo percorso professionale.
Sono nato a Viterbo e cresciuto a Soriano nel Cimino. Dopo il liceo scientifico mi sono trasferito a Roma per studiare Giurisprudenza presso l’Università degli studi Roma Tre, dove mi sono laureato con 110 e lode con una tesi in Scienza delle finanze sul welfare aziendale. Successivamente ho trascorso un periodo a Dublino per perfezionare l’inglese e ho intrapreso la professione forense. Oggi esercito come avvocato tributarista da oltre dieci anni. Parallelamente ho conseguito il Dottorato di Ricerca in Diritto Tributario con una tesi sulle accise e svolgo attività accademica come cultore della materia.
Ha sempre desiderato diventare avvocato?
Sì, è stata una scelta maturata molto presto. Nonostante alcuni consigli familiari orientati verso la magistratura, ho deciso di seguire la mia vocazione professionale. Provenendo da una piccola realtà di provincia, ho costruito il mio percorso principalmente attraverso lo studio e l’impegno personale.
Qual è il ruolo sociale dell’avvocato tributarista?
Spesso si pensa che l’avvocato tributarista serva semplicemente a far pagare meno tasse. In realtà il nostro compito è più ampio e mira a garantire che ci sia un giusto rapporto tra contribuente e Amministrazione finanziaria. L’obiettivo non è pagare meno, ma pagare il giusto.
Perché ha scelto proprio il diritto tributario?
È una materia che mi ha appassionato fin dall’università perché unisce aspetti giuridici ed economici e riguarda concretamente la vita di tutti i cittadini. Inoltre, è un settore altamente specialistico che offre importanti prospettive professionali. Ho sempre avuto interesse sia per il diritto sia per i numeri, e il diritto tributario rappresenta l’incontro perfetto tra questi due ambiti.
Quale consiglio darebbe a uno studente che vuole seguire il suo percorso?
Consiglierei di investire molto nella formazione pratica, possibilmente all’interno di studi professionali strutturati. Ma soprattutto suggerirei di seguire la propria passione. La professione forense richiede impegno, pazienza e dedizione: senza una reale motivazione diventa difficile affrontarla nel lungo periodo.

Come gestisce il rapporto con i clienti, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà?
Il rapporto si basa sulla fiducia. L’avvocato deve rassicurare il cliente, informarlo con trasparenza e accompagnarlo nelle scelte più delicate. Mi piace paragonare il nostro ruolo a quello del medico: occorre essere sinceri, ma anche capaci di trasmettere sicurezza e professionalità.
Quali emozioni ha provato entrando per la prima volta in un’aula giudiziaria?
Le emozioni principali sono state curiosità, timore e senso di inadeguatezza. L’università prepara molto sul piano teorico ma poco su quello pratico, quindi il primo ingresso in un’aula giudiziaria è uno shock: ci si trova davanti a una realtà diversa da quella studiata sui libri. Allo stesso tempo è un passaggio fondamentale perché permette di capire davvero come funziona la giustizia e iniziare a trasformare la teoria in esperienza concreta.
Quali sono state le soddisfazioni più importanti del suo percorso?
Sul piano personale, sicuramente la laurea e il dottorato di ricerca, traguardi raggiunti grazie anche al sostegno della mia famiglia. Sul piano professionale ricordo con particolare soddisfazione una complessa vicenda che ci ha consentito di ottenere il dissequestro di beni per circa un milione di euro, restituendo serenità a una persona che rischiava di perdere i risparmi di una vita.
Come giudica la formazione universitaria italiana nel campo giuridico?
Ritengo che sia eccellente sotto il profilo teorico, ma che possa essere ulteriormente rafforzata dal punto di vista pratico. Negli ultimi anni si stanno facendo passi avanti, ma una maggiore integrazione tra studio ed esperienza professionale sarebbe certamente utile per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
Quanto sono state importanti le esperienze internazionali nella sua crescita professionale?
Molto. Dublino è stata un’esperienza molto positiva: una città a cui sono rimasto legato, dove ho conosciuto molte persone con cui sono ancora in contatto e che consiglio anche a chi vuole imparare l’inglese. Uno dei ricordi più vividi è proprio quello dei primi giorni a Londra, quando siamo stati svegliati di notte e evacuati dal college a causa di un incendio. Tra difficoltà con la lingua e disorientamento iniziale, è stato un avvio piuttosto movimentato.
Nel tempo ho avuto anche esperienze professionali nei paesi arabi, in particolare a Dubai, che considero un contesto molto dinamico e interessante sia per la vita personale sia per le opportunità lavorative. È una realtà che attrae molti imprenditori italiani grazie alla tassazione, in particolare delle persone fisiche, molto più leggera rispetto all’Italia e a una burocrazia più snella, contrariamente al nostro paese, che rende più semplice fare impresa e concludere accordi.
Che opinione ha dei paesi arabi e di Dubai in particolare…
Ho avuto diverse esperienze a Dubai e nei paesi arabi, che considero molto interessanti sia per vivere sia per lavorare. Purtroppo la situazione attuale ha causato paura e incertezza, tuttavia il volume degli affari non è diminuito come si temeva. Dubai in particolare è una realtà dinamica, con grandi opportunità professionali e uno stile di vita attrattivo.
Qual è il messaggio finale che vorrebbe lasciare ai giovani professionisti?
Credere nelle proprie capacità, studiare con costanza e non smettere mai di coltivare la propria passione. Le competenze si acquisiscono nel tempo, ma è l’entusiasmo per ciò che si fa che permette di affrontare le sfide professionali con determinazione e soddisfazione.

