Domanda: Sono sempre stato un “amicone”, mi è sempre piaciuto vivere in mezzo a tanti amici che però ora non ci sono più. A volte rientro a casa la sera e tutto quel silenzio è assordante. Cosa posso fare?

Il miglioramento della condizione fisica generale fa sì che si allunghi l’età media ma purtroppo non per tutti e questo porta a casi di isolamento sociale perché molti anziani si ritrovano da soli. Un problema importante di cui tener conto perché in molti casi, l’anziano si ritrova da solo, abbandonato dalle strutture pubbliche e dai famigliari, costretto a vivere da solo nelle case che ha comprato con anni di sacrifici fatti insieme al proprio partner, oppure nelle Rsa che però, e lo abbiamo visto con la pandemia, non sempre sono di qualità. 

Sono tantissimi gli anziani che vivono da soli

In Italia, secondo i risultati del progetto “Viva gli anziani” che la Comunità di Sant’Egidio sta portando avanti da anni, oltre il 50% degli over 85 vivono da soli. Il problema, come si può immaginare, è vasto soprattutto nelle grandi città come Roma, ad esempio, dove il 44% dei nuclei familiari è composto da una sola persona e non è certo la condizione migliore per loro.
Come osserva il sito “Village Care” questa situazione può causare alcune conseguenze. C’è il rischio di rimanere chiusi nelle pareti domestiche e quindi di impigrirsi, di chiudersi in se stessi perché non ci si sente più amati e voluti dagli altri arrivando ad una rigidità cognitiva ed emotiva che rende sempre più difficile comunicare. Questo può portare alla depressione, all’ansia, all’agitazione, tutte conseguenze che potrebbero essere evitate avendo semplicemente più relazioni e contatti umani. 

Problemi anche a livello pratico

Inoltre ci sono molte difficoltà anche a livello pratico. Come viene delineato nel rapporto Osservasalute 2017 il 30,3 per cento degli ultrasessantacinquenni ha serie difficoltà a svolgere gesti quotidiani anche semplice come fare la spesa, prendere le medicine, usare il telefono e così via. Una situazione che è meno presente fino ai 74 anni (13%) ma che aumenta al 38% nella fascia 75-84 anni e addirittura al 69,8% tra gli over 85.
Per intenderci, in Danimarca la percentuale degli ultrasessantacinquenni in queste condizioni è molto più bassa (3,1%), in Svezia è del 4,1% e la media europea è appena dell’8,8%.
Il futuro non è roseo: seguendo il trend demografico di invecchiamento e gli attuali tassi di disabilità, nei prossimi dieci anni ci saranno 100 mila persone in più che non saranno in grado di prendersi cura di se stessi (ad esempio, lavarsi, farsi da mangiare ecc.) e ben 700 mila in più che non saranno proprio in grado di gestirsi autonomamente. 

Cosa fare?

L’obiettivo è quello di rendere più leggera e interessante la vita di conoscenti o di parenti anziani.

– Falli raccontare: Se hai dei genitori anziani, intanto dovresti passare più tempo con loro, stimolare la loro memoria chiedendo loro di ricordare aneddoti del passato e le loro esperienze. Farà bene anche a te ascoltarle perché racconteranno un passato che non c’è più ma da cui si può imparare molto. Alla fine, anche se a te sembra di attraversare un periodo complicatissimo fra mille difficoltà, è molto probabile che anche loro avranno avuto un periodo simile. Certo, ai loro tempi non c’era internet, gli smartphone, il digitale, ma questo non è un “peggio” per te, è un “peggio” per loro. Come se la sono cavata in casi simili?

– Spingili a socializzare: Cerca di convincerli a frequentare circoli per anziani dove potranno giocare e fare nuove amicizie. Ad esempio, avvicinali a qualche hobby che sai avevano in gioventù o che potrebbero avere ora. Anche il solo giocare a carte con gli amici o online può essere di aiuto. L’ideale sarebbe coinvolgerli in una tua passione: ti piace cucinare? Chiedi loro di aiutarti, di insegnarti qualcosa o di imparare insieme.

– No alla trascuratezza: Aiutateli a non trascurarsi nella cura di se stessi e dell’abbigliamento. Soprattutto se hanno perso la persona amata o sono molto anziani, può capitare che perdano ogni interesse nel curare l’aspetto e la loro igiene. Fai loro capire che non ci si cura “per qualcun altro”, ma per se stessi. Nel caso, punta su un piccolo senso di colpa del tipo: «Se ti vesti male o ti trascuri, mi fai fare una figuraccia. Vuoi farmi fare una figuraccia?».

– Sii il suo “tecnico personale”: Cerca di essere sempre disponibile per aiuti di tipo tecnico (il telefono che non funziona, il televisore che perde il segnale…). Il mondo va avanti e ogni giorno ci sono delle novità a cui neanche tu riesci a stare dietro, figurati loro che sono cresciuti in un mondo dove c’era il telefono o il televisore condominiale in bianco e nero e senza telecomando. Un mondo dove i conti si facevano a memoria e i dati si inserivano a mano negli schedari fisici. Un mondo dove si andava in Banca o alle Poste per fare qualsiasi cosa. Aiutali, perché anche pagare una bolletta online o in tabaccheria, per loro è complicato. Non ragionare con la tua testa, ragiona con la testa di chi aveva un solo canale tv (o pochi altri) da poter guardare.

– Un supporto sanitario: Cerca aiuto tramite personale infermieristico ed assistenziale specializzato se ne ha bisogno. E anche se non ne avesse bisogno perché, per sua fortuna, è in salute e autosufficiente, cerca di rimanere sempre nei paraggi e preparati una lista di persone che possano intervenire subito.

– Attrezza la sua casa: Organizza una dimora a misura d’anziano, senza potenziali rischi e barriere e con dei sistemi che possano avvertire subito voi o qualcuno lì vicino. Quindi, evita gli spigoli, ambienti scomodi e tutto ciò con cui potrebbero procurarsi involontariamente del male.

E, soprattutto, non farli sentire “vecchi” e inutili, ma sentire utili. Alla fine dei giochi, vogliono quello che vogliamo tutti: avere un motivo per cui alzarci la mattina. A quell’età si fa fatica a trovarlo, per questo devi pensarci tu.

 

Credit foto: rdlh (Pixabay), Giphy

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