Cos’è la SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE e cosa dice la legge

Storica decisione della Cassazione contro la Pariental Alienation Syndrome (PAS), la Sindrome da Alienazione Parentale. In poche parole, è quella pressione psicologica che avviene quando un genitore, a seguito di una separazione o divorzio, spinge i figli a rifiutare l’altro genitore. Sindrome teorizzata dal medico statunitense Richard Gardner.

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COSA È SUCCESSO

Ora è intervenuta la Cassazione che si riferisce ad un decreto della Corte di Appello di Venezia del dicembre 2019 che stabiliva l’affido esclusivo al papà di una bambina di 6 anni e non alla madre, sulla base di un primo provvedimento del Tribunale di Treviso che ricalcava Ie conclusioni della seconda consulente tecnico d’ufficio, accusando la madre di essere “malevola”.

Il ricorso della madre ora è stato accolto con motivazioni nette riguardo alla funzione stessa della PAS considerando il:

«controverso fondamento scientifico della sindrome PAS cui le Ctu hanno fatto riferimento senza alcuna riflessione sulle critiche emerse nella comunità scientifica circa l’effettiva sussumibilità della predetta sindrome nell’ambito delle patologie cliniche»

Non solo, la Cassazione ha paragonato la PAS al “tateryp” dei nazisti che puniva non il fatto commesso, ma il modo d’essere dell’agente.
Ovvia la soddisfazione per la donna accusata di essere “una madre malevola”: «Ho passato un  anno e mezzo ad essere giudicata su ciò che non ero da due Ctu che mi hanno diffamata».

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SINDROME DA ALIENAZIONE GENITORIALE: NON PU

Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta. Questa sindrome, teorizzata dallo psichiatra forense Richard Gardner nel 1985, si attiverebbe sui figli minori coinvolti in separazione o divorzio conflittuali o in contesti di presunta violenza intradomestica. Non è riconosciuta da tutti e infatti è oggetto di discussione fra gli esperti: al momento non è riconosciuta come un disturbo mentale dalla maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale (a parte alcune sentenze del 2010 e del 2011 della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo).

Per Gardner, uno dei genitori (alienante) cercherebbe di “programmare” il figlio attraverso l’uso di espressioni denigratorie, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio da parte dell’altro genitore. Insomma, creerebbe una sorta di “realtà virtuale familiare” di terrore e vessazione che stimolerebbero odio, paura e diffidenza verso l’altro genitore (alienato).
Gardner ha trovato 8 presunti sintomi primari nel bambino:

  1. Denigrazione: il bambino mima e scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore “alienante” verso quello “alienato”.
  2. Razionalizzazione dell’assurdo: il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o superficiali.
  3. No Ambivalenza: il bambino descrive l’alienato come “completamente negativo”, e l’alienante come “completamente positivo”.
  4. Forzatura del pensiero indipendente: il bambino ripete con determinazione di saper usare la sua testa e che l’alienante non c’entra nulla.
  5. Dalla parte dell’alienante: qualunque conflitto o discussione accada, il bambino è sempre dalla parte dell’alienante.
  6. No senso di colpa: il bambino considera “giuste” le accuse e le offese verso l’alienato.
  7. Frasi in prestito: il bambino usa termini, espressioni e citazioni per descrivere le azioni dell’alienato che non possono essere naturalmente sue.
  8. Estensione alla famiglia dell’alienato: le critiche non sono rivolte solo alla persona ma anche alla sua famiglia, amici ecc.

La PAS sarebbe una vera e propria violenza emotiva più o meno indiretta che potrebbe portare a conseguenze psicopatologiche.

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LE CRITICHE ALLA PAS

La comunità scientifica è divisa. Ad esempio, nel 2007 la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) ha incluso la PAS tra le possibili forme di abuso psicologico, mentre se l’ex presidente della Società italiana di Psichiatria, Claudio Mencacci, l’ha definito una teoria «priva di presupposti clinici, di validità e di affidabilità».
In generale, tutti sono concordi che a volte ci sono effettivamente dei genitori che cercano di fare tutto il possibile per ottenere l’affido dei figli solo perché questo porta anche altri benefici (assegno di mantenimento ecc.), ma si tratta di casi particolari che vanno analizzati al meglio. Soprattutto quando ci sono situazioni difficili e durante un processo.

Le critiche sono state nette e provenienti da ogni parte dal mondo: da Carol Bruch (Università della California) secondo cui è «senza logica né base scientifica». Per le psicologhe Consuelo Barea e Sonia Vaccaro è un «costrutto pseudo-scientifico» che genera «situazioni di alto rischio per i minori e provoca un’involuzione nei diritti umani di bambine e bambini e delle madri che vogliono proteggerli». Non a caso il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) non riconosce la PAS come sindrome o malattia.

Ora, almeno in Italia, la Cassazione ha definitivamente chiuso la questione: la PAS, usata troppo spesso nei tribunali contro donne e bambini, soprattutto nei casi di violenza domestica, non può essere usata perché non ha basi scientifiche adeguate.

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IL CORTOMETRAGGIO

Per capire meglio la PAS, c’è un cortometraggio del 2016 del regista Antonio Pisu con Giancarlo Giannini, Naike Rivelli, Ninì Salerno, Fabio Ferrari e altro. È tratto da una storia vera.

 

Foto: Mamma non vuole (Youtube)

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