I BAMBINI VIVACI non sono tutti pazienti da curare

Domanda: Mio figlio è un bambino un po’ vivace, gli piace correre, giocare, scatenarsi, e quando è con gli altri bambini mi guardano tutti male, come se fosse malato. Ma noi da piccoli non eravamo così? Perché oggi un bambino deve essere per forza malato se vuole divertirsi?

Ci sono molti più bambini “difficili” rispetto al passato. Cosa è successo? Possibile che una volta un bambino era un po’ vivace eppure cresceva normalmente, mentre oggi appena alza la voce, corre, oppure non afferra al volo un concetto diventa subito materiale da psicologo e da affidare a un insegnante di sostegno?

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I bambini vivaci vanno educati come soldatini

Una delle critiche viene rivolta soprattutto ai genitori che non sarebbero in grado di educare i propri figli al rispetto. È vero che il metodo educativo dei genitori di una volta era diverso da quello di oggi, ma questo non significa che i ristoranti debbano vietare l’accesso ai bambini come successo tempo fa ad un ristorante di Conegliano che all’ingresso del locale scrisse su un cartello: “Il piacere di stare a tavola aiuta a crescere meglio” (e la foto di una famiglia seduta pacificamente a tavola, bambini compresi). In Germania fu anche peggio visto che hanno ideato dei giubbotti appesantiti con la sabbia da far indossare in classe agli studenti più indisciplinati. Il peso di questa specie di “camicia di forza” va dal chilogrammo ad un massimo di cinque chilogrammi.
Questo sistema, per quanto possa sembrare esagerato, secondo gli esperti aiuterebbe i bambini a superare il disturbo da deficit di attenzione e gioverebbe anche nella sindrome di iperattività (la Adhd). Il giubbotto non è proprio economico se pensiamo che va dai 140 ai 170 euro, ma, dicono gli ideatori, è sempre meno costoso delle tariffe degli psicologi a cui molti genitori sono costretti a ricorrere. 

A volte sono dispettosi, ma questo non significa che debbano essere “curati”.

I bambini vivaci sono tutti Adhd?

Obiettivamente non se ne può più, oggi basta che un bambino si distragga 2 minuti che subito scatta l’allarme del deficit di attenzione. Capita solo ai bambini? Non è che capita anche agli adulti? Viviamo in una società iperconnessa con miliardi di informazioni ed è normale che ci si possa sentire disorientati da tutti questi stimoli. Ecco perché è importante l’educazione dei genitori che dovrebbe spingere il bambino non a seguire ogni suo istinto naturale (sono appena nati, ovvio che si incuriosiscano su tutto) ma a focalizzarsi su alcuni interessi specifici. Come fanno molti genitori e come fanno molti psicologi infantili che si trovano a dover resettare l’educazione di bambini cresciuti, fondamentalmente, in autogestione.
Ovviamente, questo al netto di quei bambini che hanno effettivamente dei problemi e che per questo vanno seguiti.
Sempre più spesso quando hanno a che fare con bambini difficili, troppo ribelli e chiassosi e che non si fermano un attimo, i madri e padri che hanno una pazienza inferiore rispetto ai loro genitori o nonni tendono a ricorrere a psicologi e psichiatri in cerca di una soluzione a quella che viene ormai definita una neuropatologia. 

I consigli per educare meglio i nostri figli

Le psicologhe Paola Scalari e Rosanna Schiralli hanno elaborato una serie di strategie per correre in aiuto di quei genitori che rischiano di esaurirsi a furia di sopportare i capricci dei figli, riportate dal sito “Nostrofiglio.it”: 

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– Non urlare perché fa aumentare rabbia e capricci.

– Parlare con voce pacata ma ferma e decisa.

– Non sentirsi vulnerabili e impotenti ma avere ben chiare le regole.

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– Mostrare di comprendere i suoi sentimenti. 

– Dedicargli attenzioni nei momenti di calma. 

– Gratificarlo quando ha comportamenti corretti.

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– Anticipare il capriccio.

– Essere coerenti. 

La sedia di riflessione

La pedagogista Marta Bruzzone e l’educatore comportamentale Claudio Cutolo hanno ideato, invece, la cosiddetta “sedia della riflessione”, che consiste nel far sedere i bambini per permettere loro di riflettere sul proprio comportamento, una tecnica che però non funzionerebbe sui bambini troppo piccoli. Utile? Sembra di sì, ma non nei bambini troppo piccoli che non hanno chiaro il concetto di “riflessione”.

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Credit foto: tookapic (Pixabay), Giphy

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