MANESKIN: Il successo nasce dalle offese (anche di chi oggi li ama)

I Maneskin hanno vinto l’Eurofestival e a ragione visto che la loro “Zitti e buoni” è stata di gran lunga la canzone migliore. Una soddisfazione enorme per la band romana che è riuscita là dove hanno fallito mostri sacri della musica italiana come Claudio Villa, Gianni Morandi, Domenico Modugno, Massimo Ranieri e tanti altri visto che dal 1956 l’Italia ha vinto solo altre due volte: nel 1964 con Gigliola Cinquetti (Non ho l’età) e nel 1990 con Toto Cutugno (Insieme: 1992).
E non si dicano che non abbiamo portato canzoni fantastiche: Nel Blu dipinto di blu (1958), Occhi di ragazza (1970), I treni di Tozeur (1984) e Gente di mare (1987) sono solo alcuni esempi di canzoni storiche che però non hanno vinto.
Questo aumenta a dismisura il merito dei Maneskin che, di fatto, sono entrati nella storia.

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SONO PRONTI A TUTTO…

I Maneskin (Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi e Ethan Torchio) sono una banda rock che ama innovare ma che strizza l’occhio alle grandi band del passato. Sono anche giovani, però, e in linea con le nuove generazioni che non perdono tempo a chiacchierare di ideologie tendendo invece più al sodo, anche loro possono scendere a compromessi. Lo hanno fatto accettando di cambiare il testo della loro canzone per poter partecipare. Il regolamento dell’Eurofestival, infatti, prevede chele canzoni non contengano parolacce e che durino al massimo 3 minuti.

Un problema? Per niente, perché, come si dice nel calcio, per vincere un campionato si può anche perdere qualche partita. Nel loro caso, il messaggio doveva arrivare ad ogni costo:

«Siamo ribelli, non scemi. Non ci ha fatto piacere dover cambiare il testo, ma c’è un discorso di buon senso»

Parole di Damiano secondo cui il loro obiettivo è alto: «C’è la possibilità di trasformare il nostro impeto in qualcosa di positivo, ira catartica che porta a cambiare le cose».

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…MA LA LORO FORZA È L’UMILTÀ

Questo denota intelligenza e i Maneskin sono prima di tutto proprio questi: intelligenti e bravi ragazzi. Sono lontani dai modelli dei rocker del passato. Non devono esagerare, non devono dimostrare chissà cosa: i rocker tutto droga, sesso & rock’n roll è un modello che fa per loro. Anzi, loro sono proprio l’opposto, come ha spiegato Damiano a “Vogue”:

«Non cadiamo nello stereotipo della rockstar alcolizzata e drogata. Il messaggio che vogliamo diffondere con la nostra musica è l’esaltazione dell’uomo tramite la propria libertà. La creatività viene da una mente sana. Allenata. Lucida. Il cervello è una macchina che deve avere gli ingranaggi a posto e la droga è una zozzeria»

Vogliono arrivare e la droga è un ostacolo al loro cammino. In questo, per fortuna, l’esempio dei grandissimi del passato che si sono bruciati troppo presto, è stato loro utile.
La vera differenza, però, è la loro umiltà, lontana dagli stereotipi: 

«Sul palco va bene spaccare tutto. È nella vita normale che bisogna essere umili: con le persone che lavorano con te, per esempio, e con la musica. Noi, se c’è da provare e suonare, non ci tiriamo mai indietro. E seguiamo regole rigidissime… Quando siamo in tour, va bene divertirsi, ma dobbiamo mantenere un livello alto sul palco, bisogna essere lucidi e freschi per fare le cose giuste tecnicamente. Quindi zero fast food, la merda non si mangia. La coca e bibite gassate sì, ma non troppo. Alcol poco. Non si fanno le quattro del mattino, non ce n’è bisogno. Il “sesso & droga” lo può fare chiunque. Non è certo quello che ti rende figo».

Il segreto è accettare le difficoltà e i difetti personali, ma provando a cambiarle:

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«Sono pieno di difetti, sono uscito sbagliato, a scuola ero una capra, non vengo da una famiglia bene. Sono un ragazzo normalissimo con le difficoltà di chiunque. Ma ho seguito le mie aspirazioni e in qualche modo ce l’ho fatta. Insomma, non c’è bisogno di essere perfetti per riuscire. Basta solo farsi un culo così…»

LE DIFFICOLTÀ DEL PASSATO

Quasi tutti i giovani artisti di questa generazione, che poco più che adolescenti già registrano milioni di visualizzazioni, di follower e di ascolti streaming, raccontano del loro passato difficile, degli abusi del bullismo. I Maneskin? Sì, qualche volta ne hanno accennato, ma non ne hanno mai fatto un vanto. A differenza di tanti altri che hanno imparato a fare musica nella loro cameretta cantando grazie a software che modulano la voce, loro invece hanno fatto la gavetta. Una gavetta fatta anche come suonatori di strada quando il successo erano i pochi spiccioli che lasciavano loro i passanti.

Poi è arrivato il successo a “X Factor”, la notorietà, i tour, eppure loro non sono cambiati. Dove nasce “Zitti e buoni”? Anche da episodi come quello che gli capitò a Roma qualche anno fa e che lo stesso Damiano ha raccontato sui social:

«Ero a Piazza di Spagna, con una camicia leggermente crop top e due poliziotti si sono guardati e hanno detto “Guarda come c**** è vestito questo!”. Al che io mi sono girato e li ho guardati male e i due si sono permessi pure di alzare la voce. Cammino, vado un po’ più avanti e lo stesso commento l’ha fatto una ragazza inglese, quindi questa mentalità è radicata in tutto il mondo»

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E continua:

«Spero che le mogli di questi poliziotti o i loro figli siano nostri fan, spero che mi vedano perché voglio che si sappia che più noi (parlo a nome dei miei compagni) riceveremo questi commenti più aumenterà il trucco sulle nostre facce, lo smalto sulle nostre mani e più i nostri vestiti saranno stretti ed effemminati per come intendete voi. Volevo solo consigliarvi di aprire la mente e fare entrare un po’ d’aria e così togliete un po’ di schifo»

Il successo all’Eurosong parte anche da episodi come questo. Oggi tutti li amano, ma forse molti di questi dovrebbero farsi un esame di coscienza. Anche grazie a persone come Damiano, Victoria, Thomas e Ethan) oggi il mondo è migliore di prima.

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