TONY D’ALESSIO (Banco del Mutuo Soccorso): «Emozioneremo anche chi non ci conosce»

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Tante le emozioni per il ritorno sui palcoscenici, dopo due anni di break per pandemia, del Banco del Mutuo Soccorso (scopri chi sono e i migliori successi). La mitica band, capolista del rock progressive nostrano degli anni settanta, sta riscuotendo grande successo con una serie di date estive che celebrano i cinquanta anni dalla pubblicazione, avvenuta nel maggio 1972, dell’omonimo album di esordio, ribattezzato però dai fans “Il Salvadanaio” per l’immagine della front cover. Particolarmente felice di questo comeback è Tony D’Alessio, cantante e frontman della formazione (che ha visto tra i suoi membri più amati i compianti Francesco di Giacomo, vocalist e Rodolfo Maltese, chitarrista).

La copertina dell’album “Banco del Mutuo Soccorso” del 1972 che i fans chiamano “Il Salvadanaio”.

Protagonista del più recente (e molto convincente) line-up del BMS, l’apprezzatissimo vocalist sta dando il massimo di sé insieme ai compagni Filippo Marcheggiani alla chitarra, Marco Capozi al basso, Nicola Di Già alla chitarra, Fabio Moresco alla batteria e naturalmente il membro fondatore Vittorio Nocenzi alle keyboards e backing vocals. Abbiamo intervistato il talentuoso Tony D’Alessio per farci parlare dell’attuale tour del Banco (le cui date aggiornate potete trovare sulle pagine social del gruppo) e della sua passione per la musica rock e metal…

Q – Il Banco del Mutuo Soccorso è tornato alla grande con le esibizioni dal vivo e questa line-up che lo contraddistingue ormai da un bel po’. Come è maturato il tuo rapporto, soprattutto sul palcoscenico, con altri ragazzi del gruppo che ti circondano?

Il nostro rapporto è cresciuto talmente tanto che per me questa band è la mia famiglia e gli altri del gruppo, pur avendo età diverse, sono i miei fratelli. Poi c’è Vittorio che, diciamo, ci fa da papà sotto il profilo della direzione. Il rapporto tra di noi si è evoluto diventando un legame affettivo che c’è sempre stato fin dall’inizio, ma si è rafforzato grazie anche ad un legame tecnico che ha delle basi, degli schemi che ormai vanno in automatico. Tra di noi c’è sicuramente un forte affiatamento.

Q – Quali sono state le tue emozioni nel tornare sui palcoscenici?

Ritornare sul palco è sempre un brivido nuovo, figurati dopo due anni che ti è mancato. È come avere una donna che ami e che è lontana e dover aspettare due anni per rivederla. Ci si ricongiunge con l’amore per la musica e per il pubblico. Vedere le emozioni negli sguardi delle persone, farle divertire, il fatto che il tuo pubblico voglia riabbracciarti e saperne di più di te, sono tutte cose bellissime, sono sensazioni alle quali ormai non si può rinunciare, una cosa alla quale un artista non dovrebbe mai rinunciare. Il rapporto con coloro che ci vengono a vedere è fondamentale, anche perché quello che facciamo lo facciamo per avere un confronto, una reazione delle persone. Se una cosa emoziona noi, ha più chance di emozionare gli altri. 

Foto: Marco D’Alo’

Q – Con la nuova formazione, quella di questi anni recenti, siete anche riusciti a conquistare del pubblico nuovo oltre gli storici fans…

Sì, tanto pubblico nuovo. Ci sono comunque alcuni che preferiscono mantenere il ricordo di quello che era il Banco nel passato ed io rispetto la loro volontà. Mi dispiace solo che rinuncino alle parole e alla musica del Banco che per me sono sempre state importanti, che mi hanno arricchito interiormente. Fondamentalmente per chi non viene a vederci e non ci ha mai ascoltato io sono rammaricato. Ma lo sono per loro, perché secondo me sono loro che perdono qualcosa.
Invece è fantastico confrontarsi con chi ha vinto questa paura, è venuto a vederci, ci ha abbracciati di nuovo, ci ha apprezzato ed ha detto: tornerò sempre. Riuscire a capire e a carpire le emozioni che hai regalato agli altri, quando te le restituiscono, è un momento divino. Ti senti realizzato, è come se avessi concluso un ciclo esistenziale importante della tua vita.

Q – Si parla già del nuovo album del gruppo che forse uscirà in autunno…

In questo momento ci stiamo dedicando al cinquantenario del salvadanaio, negli spettacoli in scaletta ci sono quasi tutti i brani dell’album, pezzi che non si suonavano dagli anni novanta e che sono tornati. Del prossimo album non posso dire tanto, rischio di togliere attenzione a questo momento che per noi è importantissimo. Posso soltanto dire che sono entusiasta del lavoro fatto, c’è tantissima musica nuova. È liberamente ispirato all’”Orlando Furioso” ma queste sono le uniche cose spoilerabili. Ne riparleremo a settembre…

Q – Oltre al BMP di recente sei stato coinvolto in vari progetti, tra cui quello metal Sabbatonero (con Sabbatonero con Filippo Marcheggiani, Tony Nolan dei Venom Inc. Rasmus Bom Andersen, Steve Sylvester, Marty Friedman, Mantas, Ken Andrews)…

Per me è stato come coronare il sogno di Tony adolescente. Ci sono infatti quasi tutti gli artisti che seguivo già quando avevo 13, 14 anni, di cui ho tutti i dischi a casa. Riuscire ad essere presente in un progetto del genere è una grande gioia, come lo è sapere che i fondi del progetto sono stati devoluti all’Ospedale Spallanzani di Roma per la ricerca sul Covid che per noi è stata la morte visto che ci ha fermati per due anni. Posso dire che questo non sarà l’unico episodio che ci lega e che ci legherà alla solidarietà. Appena mi confermeranno altri progetti ne riparleremo…

Q – Quando sei in giro, anche tra uno spostamento all’altro durante i tour, hai l’abitudine di ascoltare della musica?

Consigli

Come no. Io e Filippo, ad esempio, ascoltiamo molta musica anche quando viaggiamo in macchina. Ci dedichiamo ad ascolti non soltanto nostri, che non sono finalizzati allo studio ma al semplice piacere di ascoltare il lavoro che abbiamo fatto. Poi ci piacciono le rievocazioni di dischi storici di band che abbiamo amato tanto in passato e ancora amiamo. Gli Iron Maiden, ad esempio, o i The Cult. Album ruvidi, essenziali, ricchi di musica e di melodie bellissime. Amo  risentire questi dischi degli anni ’80, rendermi conto che c’è ancora tanta freschezza nella loro proposta a differenza di tanta musica stanca che viene spacciata per musica nuova. Inoltre ti rendi conto di quale ispirazione siano stati certi brani per tante band che sono venute a seguire. Insomma, è bello ripassare sulle cose vecchie e riscoprire che ti piacciono ancora tantissimo. 

LA STORIA DI TONY D’ALESSIO

Tony D’Alessio è il cantante e frontman del mitico gruppo del Banco di Mutuo Soccorso. Originario di Nocera Inferiore (provincia di Salerno), Tony D’Alessio ha sempre amato il rock ed ha iniziato a cantare professionalmente all’incirca dal 1987, con gruppi di extreme metal e rock progressive. In quegli anni inizia ad impegnarsi anche in veste di produttore artistico ed esecutivo.
Trionfatore del Premio di Rai-Sat per il Rossellini Film Festival, D’Alessio ha collaborato con Stefania Cento, Luciano Varnadi e Andrea Roncato, ha fatto parte dei Guernica, del gruppo salernitano Il Pozzo di San Patrizio, ha militato negli Incest of Society e Lost Innocence, quindi ha fondato La Mela di Odessa. Il primo assaggio di grande popolarità il cantante lo ha avuto nel 2013 quando ha partecipato al talent televisivo “X Factor” insieme al gruppo Ape Escape. La sua avventura in tv gli è valsa addirittura il secondo posto e tanti complimenti da parte di pubblico e addetti ai lavori.

Da sempre ammiratore del Banco del Mutuo Soccorso, Tony entra a far parte del mitico gruppo nel 2016 e da allora il suo seguito è costantemente cresciuto regalandogli sempre grandi soddisfazioni. Di recente D’Alessio ha partecipato al prestigioso progetto heavy metal a scopo benefico Sabbatonero, al fianco di alcuni tra i migliori acts della scena metal mondiale. 

 

Foto: Francesco Renne

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