Cosa dice il DDL ZAN articolo per articolo

Domanda: Tutti parlano del DDL Zan, ma nessuno che spiega cosa prevede e cosa cambierebbe, potete spiegarmelo?

In effetti si è creato un clamore enorme intorno a quella che ormai è una delle leggi più famose di questo periodo, O meglio, di una proposta di legge perché per il momento il DDL Zan (da Alessandro Zan, il parlamentare che l’ha proposta) non è ancora in vigore, deve essere approvata anche alla Camera dei Deputati dopo l’approvazione al Senato.

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CHI È ALESSANDRO ZAN

Il disegno di legge prende il nome dal deputato del PD Alessandro Zan che ne è il relatore. Nato a Padova il 4 ottobre 1973, da sempre è attivo nella comunità LGBT, è stato fondatore del Padova Pride Village e presidente della sezione Veneto dell’Arcigay. Omosessuale dichiarato, entra in politica nel 2001 nei Democratici di Sinistra e da subito si dà da fare per introdurre il PACS per la tutela delle coppie di fatto anche in Italia: nel 2006 organizza la manifestazione “Tutti in Pacs” in cui vengono sposate simbolicamente le coppie di fatto presenti. Sempre nel 2006 riesce a far approvare al Comune di Padova un’attestazione di famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi che permette alle coppie di fatto di veder riconosciuto il proprio legame al di fuori del matrimonio.
Nel 2007 viene eletto “Europeo della settimana” dalla rete tv franco-tedesca “Arte”.
Nel 2009 è uno dei fondatori di Sinistra e Libertà che poi diventerà Sinistra Ecologia Libertà (SEL) e nel 2013 diventa deputato dove poi passa al Gruppo Misto nel 2014 per poi entrare nel PD.

COSA PREVEDE IL DISEGNO DI LEGGE

Il 4 novembre 2020 il disegno di legge è stato approvato alla Camera dei Deputati con 265 voti a favore e 193 contrari con voto segreto. Qui trovi il documento pubblico come si trova sul sito del Senato. Il decreto comincia con l’elenco dei deputati che lo hanno promosso, da Speranza, Boldrini, Annibali, Bersani e tanti altri.
Ufficialmente, il testo si intitola:

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Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità

Si divide in vari articoli:

ARTICOLO 1

Definisce i riferimenti letterari dei termini che poi verranno usati nel testo. In effetti, spesso si fa confusione fra questi termini

  • Sesso: Si intende il sesso biologico o anagrafico. Quindi non all’atto sessuale, ma al fatto che si sia maschi o femmine.
  • Genere: È il modo in cui una persona manifesta se stessa in modo conforme o contraria alle aspettative sociali connesse al sesso.
  • Orientamento sessuale: È l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi.
  • Identità di genere: È il genere con cui ci si identifica, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione, ovvero all’aver cambiato sesso.
ARTICOLO 2

Sono le modifiche che propone al Codice penale (articolo 604-bis). L’articolo originale si riferisce alla “discriminazione razziale, etnica, nazionale e religiosa” e alla “negazione della Shoah e dei crimini di guerra e contro l’umanità“. Questo vale sia per l’istigazione, per l’atto compiuto e per l’organizzazione o la gestione di gruppi con questi scopi. Il DDL Zan vuole aggiungere anche contro tutto ciò che riguarda il sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità. Tutto qua.

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  • ARTICOLO ORIGINALE DEL CP:
    Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.
    Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:

    • a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con lamulta fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sullasuperioritào sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga acommettere o commette atti di discriminazione permotivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
    • b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
    • È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per cio’ solo,con la reclusione da uno a sei anni.
    • Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in partesulla negazione, sullaminimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei criminidigenocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, comedefinitidagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.
  • MODIFICHE DDL Zan:
    • a) al primo comma, lettera a), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità»
    • b) al primo comma, lettera b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità»;
    • c) al secondo comma, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità»;
    • d) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità».
ARTICOLO 3

Questo si riferisce alla modifiche sempre dell’articolo 604 ma comma ter dell’articolo del CP precedente. Anche qui, la modifica è solo di aggiunta per il tema del disegno legge.

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  • ARTICOLO ORIGINALE DEL CP (trovi il testo qui):
    • Circostanza aggravante.
      Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione odi odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità la pena è aumentata fino alla metà.
      Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98, concorrenti con l’aggravante di cui al primo comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante
  • MODIFICHE DDL Zan;
    • All’articolo 604-ter, primo comma, del codice penale, dopo le parole: «o religioso,» sono inserite le seguenti: «oppure per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità,».

ARTICOLO 4

In questo articolo, il DDL specifica che però non vuole andare contro la libertà di espressione, ma solo contro ciò che può creare pericolo. Quindi, non è «Non si può più dire nulla», ma «Non si può più dire nulla che offenda gli altri». In realtà, il reato di diffamazione c’è già, ma in questo caso si affiancano le offese e la violenza riguardo a sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità a reati gravissimi come la negazione della Shoah, i crimini di guerra e gli altri casi visti in precedenza.

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  • Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.
ARTICOLO 5

Ora invece le modifiche passato al decreto legge n. 122 del 26 aprile 1993 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 25 giugno 1993. Si stabilisce che chi non si oppone alla condanna può espiare con un lavoro non retribuito a favore della collettività.

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  • MODIFICHE DDL Zan; Qui le modifiche sono diverse:
    • all’articolo 1:
      • comma 1-bis:
        da «reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n.654″
        a: “delitti di cui all’articolo 604-bis del codice penale ovvero per un delitto aggravato dalla circostanza di cui all’articolo 604-ter del medesimo codice»
      • comma 1-ter: tutto il comma è sostituito da: «Nel caso di condanna per uno dei delitti indicati al comma 1-bis, la sospensione condizionale della pena può essere subordinata, se il condannato non si oppone, alla prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività secondo quanto previsto dai commi 1-quater, 1-quinquies e 1-sexies. Per i medesimi delitti, nei casi di richiesta dell’imputato di sospensione del procedimento con messa alla prova, per lavoro di pubblica utilità si intende quanto previsto dai commi 1-quater, 1-quinquies e 1-sexies».

      • comma 1-quater:
        da «da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere»
        a: «è».
        da: «giudice»
        a «, tenuto conto delle ragioni che hanno determinato la condotta,».
      • comma 1-quinquies:
        da: «o degli extracomunitari»
        a: «, degli stranieri o a favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati di cui all’articolo 604-bis del codice penale».
    • Alla rubrica: dopo la parola: «religiosi» si aggiunge: «o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità»;
    • Al titolo: le parole: «e religiosa» sono sostituite con: «, religiosa o fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità».
    • Altre modifiche:

      • Dall’attuazione del comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»
      • «Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento adottato con decreto del Ministro della giustizia, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono determinate, nel rispetto di quanto previsto dal comma 2, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività, di cui all’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n.205, come modificato dal comma 1 del presente articolo.
ARTICOLO 6

La modifica è un’aggiunta all’articolo 90-quater del Codice di procedura penale per cui non ci si limita all’odio razziale ma anche all’odio per le categorie alla base del DDL.

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  • ARTICOLO ORIGINALE DEL CPP: lo trovi qui
  • MODIFICHE DDL Zan: Si tratta di aggiungere dopo «odio razziale» la solita formula «o fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere»
ARTICOLO 7

Dopo le modifiche legislative, in questo articolo il DDL Zan determina l’istituzione di una Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Una giornata che non è festiva, quindi niente vacanza o riduzione del lavoro, ma solo simbolica in cui potranno essere organizzati degli eventi di sensibilizzazione. Anche nelle scuole e gli enti pubblici, a patto che non abbiano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

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  • La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.
  • La Giornata di cui al comma 1 non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in un giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.
    In occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

ARTICOLO 8

Qui tornano le modifiche a leggi già esistenti, in particolare al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215. L’intenzione è di organizzare una strategia nazionale per la prevenzione delle discriminazioni da fare con una collaborazione fra istituzioni (senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica) e associazioni private.

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  • LEGGE ORIGINALE: Leggi il testo qui.
  • MODIFICHE DDL ZAN: Articolo 7, dopo il comma 2: Si aggiunge:
    «2-bis. Nell’ambito delle competenze di cui al comma 2, l’ufficio elabora con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La strategia reca la definizione degli obiettivi e l’individuazione di misure relative all’educazione e all’istruzione, al lavoro, alla sicurezza, anche con riferimento alla situazione carceraria, alla comunicazione e ai media. La strategia è elaborata nel quadro di una consultazione permanente delle amministrazioni locali, delle organizzazioni di categoria e delle associazioni impegnate nel contrasto delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e individua specifici interventi volti a prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni di violenza e discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

    2-ter. All’attuazione delle misure e degli specifici interventi di cui, rispettivamente, al secondo e al terzo periodo del comma 2-bis, le amministrazioni pubbliche competenti provvedono compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»

ARTICOLO 9

Qui la modifica è all’articolo 105-quater del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.

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  • LEGGE ORIGINALE: Il testo lo trovi qui
  • MODIFICHE DDL Zan: è la sostituzione di alcune parole:

    da: «di discriminazione o violenza fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere»
    a: «dei reati previsti dall’articolo 604-bis del codice penale, commessi per motivi fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere della vittima, ovvero di un reato aggravato, per le medesime ragioni, dalla circostanza di cui all’articolo 604-ter del codice penale»

ARTICOLO 10

Per la verifica dell’applicazione della legge e per aiutare nella progettazione di nuove strategie sociali di sensibilizzazione contro la discriminazione e la violenza, stimola l’Istituto nazionale di statistica a raccogliere anche le opinioni, le discriminazioni e la violenza subite e le caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio.

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Ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche per il contrasto della discriminazione e della violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e del monitoraggio delle politiche di prevenzione, l’Istituto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, sentito l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica con cadenza almeno triennale. La rilevazione deve misurare anche le opinioni, le discriminazioni e la violenza subite e le caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio, secondo i quesiti contenuti nell’Indagine sulle discriminazioni condotta dall’Istituto nazionale di statistica a partire dal 2011.

E QUINDI, DOV’È IL PROBLEMA?

Questo è ciò che prevede il DDL Zan che ora deve essere approvato anche in Senato. Una precisazione, se è vero che alla Camera è passato con la maggioranza dei voti, è altrettanto vero che chi oggi protesta, protestava anche allora. Per dire, il centrodestra (allora all’opposizione) votò con un fazzoletto sul volto urlando “libertà libertà”. Ovvio che ora che Forza Italia e Lega sono al Governo, il DDL Zan stia incontrando delle difficoltà per essere approvato anche al Senato.

Quali sono le critiche che vengono rivolte al disegno di legge?
Si parla di una legge liberticida perché introdurrebbe una sorta di “reato di opinione” riguardo al sesso, al genere, all’identità sessuale, ecc. Verrebbe da pensare, però, perché qualcuno dovrebbe offendere qualcun altro perché omosessuale, bisessuale o transessuale o disabile.
Si parla di manipolazione dei bambini per via della Giornata nazionale del 17 maggio con la possibilità di organizzare eventi di sensibilizzazione anche nelle scuole. Anche qui, è vero che i bambini sono manipolabili per via della giovane età, ma se qualche insegnante dovesse superare i limiti cercando di manipolare i più piccoli, allora il discorso è diverso.
Si parla di incostituzionalità, come ha spiegato il prof. Aldo Loiodice, docente di diritto Costituzionale alla Facoltà Aldo Moro di Bari:

«Crea quella categoria odiosa dei reati di opinione in violazione dell’articolo 21 della Costituzione che assicura a tutti la libertà di pensiero ed espressione. La tutela giuridica di queste categorie già esiste con altre fattispecie penali come la diffamazione o l’istigazione a delinquere e la legge Mancino, che necessità allora ci sta di una tutela rinforzata? Così determiniamo un’altra disuguaglianza. Paradossalmente gay, trans e lesbiche sono così più protetti degli altri cittadini e ciò causa uno squilibrio e una lesione dell’ art 3 della Costituzione in base al quale non si possono operare valutazioni simili. E allora che facciamo, domani legiferiamo una norma per  gli obesi, un altro per chi è calvo e via discorrendo?».

Comunque, ci possono essere altre opzioni rispetto a questo disegno di legge? Certo, ed è quello che dovrebbe fare la politica. Dovrebbe…

 

Foto: Alessandra Amoroso @amorosoof (Instagram)

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