Questo libro non è piaciuto a nessuno e già per questo mi ha ispirato simpatia.
Scherzi a parte, Nick Hornby è uno dei miei autori preferiti e quest’anno sotto all’ombrellone mi sono portata il suo “Proprio come te”, di cui vi parlerò presto. Avendolo finito velocemente, sono andata in libreria e ho preso “Sono tutte storie”. Non si tratta di un romanzo e non ci si può aspettare il “solito” Nick Hornby che per me è una garanzia.
Sono andata a guardare online e ho trovato una sola recensione italiana di questo libro (strano per un autore best seller) e peraltro negativa. Ho trovato bizzarro il trattamento che il mio guru ha ricevuto dai lettori miei connazionali, e mi ha fatto ricordare di non prendermela troppo quando ricevo recensioni negative per i miei libri. Insomma, ho affrontato questa lettura come si prende in braccio un cucciolotto incompreso e devo dire che ci siamo trovati bene insieme.
Se ci si aspetta di leggere un romanzo di Hornby ovviamente si resterà delusi, ma questo è prevedibile visto che non si tratta di un romanzo.

“Sono tutte storie” di Nick Hornby

L’autore ci parla dei libri che ha letto, anzi, prende spunto da essi per parlare di idee, fatti, esperienze, aneddoti e opinioni. Leggendolo ho provato la stessa sensazione che ho quando mi trovo a cena con qualcuno di cui sono poco e la conversazione si rivela una fonte inesauribile di spunti interessanti. Accade di rado, ma accade. Sono quelle occasioni in cui a fine serata penso che dovrei uscire più spesso e frequentare più gente, poi ci pensano le occasioni successive a farmi ricredere.

Ecco, questo libro per me è quella rara occasione in cui passi una serata non solo piacevole o divertente, ma anche stimolante. Quelle conversazioni che ti fanno venire ancora più voglia di leggere, studiare, conoscere e confrontarsi con persone che possono arricchirti la mente. Devo ricordarmi di lasciare una recensione positiva online così Hornby saprà che a qualcuno in Italia è piaciuto anche questa volta.

Va letto perché: fa venire fame di conoscenza, stimola quella che io definisco “la curiosità buona”, non quella da pettegolezzo bensì quella che ti fa crescere.

Ginevra Cardinaletti

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