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Ci sono romanzi che si leggono per una trama e ce ne sono altri per cui ogni pagina è un enigma da decifrare. Sherlock Holmes e il Cammino del Poeta (Delos Digital), opera prima di Marco Gaviani, appartiene alla seconda categoria.
Tutti abbiamo letto e studiato la “Divina Commedia” di Dante Alighieri ma nessuno ha mai pensato che potesse nascondere un codice segreto. Un segreto che rivelerebbe la scoperta più importante della storia dell’umanità. Questo è il mistero con cui si trova a che fare Sherlock Holmes in questo romanzo.
Questo è lo spunto alla base del romanzo “Sherlock Holmes e il Cammino del Poeta”, un’avventura che un fan del detective nato dal genio di Sir Arthur Conan Doyle non dovrebbe farsi sfuggire.

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LA TRAMA DI “SHERLOCK HOLMES E IL CAMMINO DEL POETA”

Sherlock Holmes riceve la visita di un suo giovane amico che un tempo faceva parte dei mitici Irregolari di Baker Street (a proposito, hai visto la serie Netflix?) e che poi si è arruolato nell’esercito. Tornato per sposarsi con la figlia di un importante uomo del tempo, quando dice il nome del suo superiore al futuro suocero, questi impallidisce e, da un giorno all’altro, sparisce. A quel punto il ragazzo pensa subito di rivolgersi a Sherlock Holmes che accetta il caso. Durante le ricerche, però, verrà a scoprire che la scomparsa è legata ad un codice segreto contenuto all’interno della Divina Commedia di Dante Alighieri e che quel codice nasconderebbe il punto esatto dell’ingresso a…

COME SE LO AVESSE SCRITTO SIR ARTHUR CONAN DOYLE

Ovviamente non raccontiamo oltre perché il libro è avvincente e merita di essere scoperto pagina dopo pagina e quindi non vogliamo rovinarti la sorpresa. Ti basti sapere che “Sherlock Holmes e il Cammino del Poeta” vede il detective girare il mondo alla ricerca di indizi e per fare le sue scoperte sempre in compagnia del suo amico Watson (che scrive ciò che stiamo leggendo) e che vedrà coinvolto anche suo fratello Mycroft. Ciò che stupisce di questo romanzo, oltre alla trama, è anche che se non si sapesse che è stato scritto da un contemporaneo, si potrebbe pensare che sia stato scritto proprio da Sir Arthur Conan Doyle. Gaviani, infatti, è uno studioso appassionato di Sherlock Holmes e lo ha studiato talmente bene che il romanzo, raccontato dalla voce del Dottor Watson, segue il linguaggio, il ritmo e la caratterizzazione dei personaggi originali.

SHERLOCK HOLMES È DAVVERO ESISTITO?

Il libro viene introdotto da una nota dell’autore che spiega come il romanzo che si sta per leggere non sia stato scritto da lui, ma che gli sia stato recapitato da suo nonno, fan del detective, dopo la sua morte. Un manoscritto che risponderebbe anche alla domanda se Sherlock Holmes e il dottor Watson siano davvero esistiti. Questo perché il romanzo non ha per protagonisti dei personaggi inventati ma delle persone realmente esistite in quegli anni.

PERCHÉ È DA LEGGERE

Siamo degli appassionati di Sherlock Holmes e abbiamo amato i romanzi di Sir Arthur Conan Doyle, ci siamo appassionati con alcuni film del passato (da quelli con Basil Rathbone o con Peter Cushing a “Piramide di paura”) e con la versione con Benedict Cumberbatch, soprattutto la puntata in costume (siamo un po’ meno fan di “Elementary” e dei film con Robert Downey jr). Forse perché amiamo quell’atmosfera di una certa Londra avvolta nella nebbia e nel mistero, ma soprattutto perché amiamo uno Sherlock Holmes meno supereroe e più genio per via indiretta.

Non è IronMan o Batman che arriva e risolve la questione, è uno di noi. Questo è ciò che si rispecchia fedelmente in questo libro. Il vero protagonista è il mistero e Sherlock Holmes sembra solo uno dei tanti che vuole risolvere il caso, come se fosse uno di noi che leggiamo. È come se tutti, noi e lui, fossimo davanti a un caso che ci spiega il dottor Watson…

Un po’ ci ha ricordato il libro “Mai più” di William Hjortsberg (ormai quasi introvabile) in cui Conan Doyle (che si comporta come Sherlock Holmes) e Harry Houdini si ritrovano a New York per risolvere il caso di un serial killer che uccide seguendo i libri di Edgar Allan Poe. Anche in quel caso il protagonista era il caso e non i loro detective, un po’ il contrario delle serie crime di oggi dove si punta tutto sull’indagatore e poco sul caso su cui indaga.
Hjortsberg, però, non usava il personaggio di Sherlock Holmes ma quello del suo autore Conan Doyle perché voleva dare una parvenza di realismo, mentre il libro di Gaviani è un vero romanzo di Sherlock Holmes, al pari de “Uno scandalo in Boemia” o “Uno studio in rosso”, e questo lo rende ancora più particolare. E avvincente. Una lettura molto consigliata ai fan.

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Foto: Sherlock – L’abominevole sposa (BBC) 

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