Viaggi alternativi? Combattere l’ansia con il VIAGGIO SENZA META

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Domanda: Sono uno che organizza ogni secondo della sua vita. Mi hanno parlato del viaggio senza meta che potrebbe farmi bene, di cosa si tratta?

Sei una persona abituata ad organizzare tutto e anche quando sei in viaggio non lasci nulla al caso? Se questo ti fa stare bene, ok, se invece vuoi liberarti un po’ della tua ansia, allora dovresti provare una specie di terapia shock: il viaggio senza meta. Sì, per te che se sei abituato a decidere in anticipo ogni opzione, ogni minuto, cosa vedere, dove soggiornare, cosa mangiare, preparando anche i possibili piani B, C e D nel caso qualcosa dovesse andare storto, può essere qualcosa di decisamente strano. Può essere qualcosa di liberatorio. 

LA MAGIA DELLA LIBERTÀ: VIAGGIARE SENZA META, CIOÈ?

Sì, hai capito bene, un viaggio senza cercare in anticipo un hotel su internet, senza prenotare un biglietto aereo o ferroviario. L’unica cosa che devi stabilire sono i limiti temporali: il giorno in cui comincia e il giorno in cui finisce che deve essere quello del ritorno. Per il resto, niente. Quando si fa sera cerchi un hotel nella città dove ti trovi, quando hai fame ti fermi a mangiare. Vuoi visitare un museo? Fallo. Non vuoi visitarne neanche uno? Non farlo. E se cambi idea, ok. Non devi decidere nulla in anticipo, devi solo lasciare che sia il destino e la casualità a portarti in un posto o in un altro.
Questa strana modalità è un tipo di esperienza che dovrebbero fare tutti almeno una volta nella vita, soprattutto se sei un tipo ansioso fanatico dell’organizzazione che non lascia mai niente al caso. 

COME FUNZIONA

Ok, ma come funziona questo viaggio senza meta? È molto più semplice di quello che sembra:

Prepara il trolley o lo zaino: Non deve essere troppo pesante con l’essenziale per gestire ogni tipo di viaggio, che sia al mare o in montagna. È chiaro che se scegli come prima volta un viaggio solo in città è inutile che ti porti tutto tutto tutto. Parti con l’essenziale, poi nel caso acquisti quello che ti serve (e ti stupirai di come quell’oggetto che a casa ti sembrava fondamentale, in realtà non ti servirà).

L’inizio del viaggio: Puoi partire in auto oppure puoi andare alla stazione o in aeroporto. In quest’ultimo caso, acquista il biglietto dell’aereo o del treno che parte nell’arco temporale di due ore. Scegli la prima tappa che può esserne una che già conosci oppure una dove non andresti mai se potessi scegliere. Fermati quando te lo dice l’istinto. Non è importante che sia la destinazione finale. Il biglietto è Roma-Milano? Se vuoi scendi a Bologna o a Firenze. In auto sei ancora più libero: sali in macchina e vai, a ogni incrocio scegli se andare a sinistra o a destra senza scegliere a priori una destinazione.

Dopo la prima tappa: E adesso? L’idea di tutto il viaggio è di aprirti alla vita e quindi farai nuove conoscenze, ti farai consigliare da loro, vedrai posti che non avresti mai trovato sulle guide e, insomma, ti lasci aperto ad ogni possibilità e al rischio di perderti.

UN ESEMPIO PRATICO

Per capire meglio, facciamo un esempio. Parti la mattina presto da Roma in auto e prendi l’autostrada. Ad un certo punto leggi il cartello “Deruta” e decidi di uscire. Parcheggi l’auto in città e vai in un bar dove senti alcune persone parlare di un ristorante buonissimo sul lago Trasimeno. Prendi l’auto e ci vai. Mentre sei a pranzo lì parli con il cameriere che quando staccherà alle 15 va alle terme di Rapolano. Non le hai mai sentite e ti accordi per andarci insieme. Posto meraviglioso. Lì, conosci i suoi amici che per la sera decidono di andare a cena in una delle cantine storiche di Montepulciano. Vai anche tu e mangi ottimamente. Poi devi dormire. Puoi accettare l’invito di uno di loro di ospitarti, oppure puoi soggiornare in uno dei tanti bed&breakfast che trovi o cercare un CouchSurf

Pensaci, la mattina eri a Roma e non avresti mai immaginato di poter fare tutte queste cose.

PERDERSI? OK

La possibilità di perdersi è un elemento fondamentale perché parte dall’assunto che perdersi non è il male, ma è vivere un’esperienza che non conosci. In fondo, se sapessi dove andare allora non sarebbe un viaggio senza meta, sarebbe un viaggio in luoghi che hai studiato in precedenza o che già conosci mentre l’elemento base è proprio questo. Per fare un esempio, vai a New York e normalmente vedresti l’Empire State Building, Times Square, la Statua della Libertà e tutto il resto, ma se ti lasci andare potresti ritrovarti in un bar, in un locale, in un club, in un museo che non è segnalato su nessuna mappa e dove potresti divertirti come non mai e magari fare anche una conoscenza che ti cambierà la vita.
Ovviamente, perdersi non significa cadere nell’abisso, perdere conoscenza, finire in giri strani. L’obiettivo non è diventare uno scomparso, ma seguire il flusso. Resta sempre raggiungibile, non devi far preoccupare i tuoi cari, non devi mica finire a “Chi l’ha visto?”! 

L’IMPORTANZA DELLA SICUREZZA

Un altro aspetto di cui tener conto è la propria sicurezza. Fare un viaggio senza meta in una metropoli non è complesso perché alle strette un ospedale o una farmacia dove qualcuno parli italiano (se sei all’estero) non è difficile, ma cosa succede se la destinazione è una località esotica e non tanto turistica e se nessuno parla la nostra lingua? È bene portarsi le medicine più importanti, farsi preparare una scheda sul proprio stato di salute dal proprio medico, stipulare una polizza assicurativa e scaricare una app che vi dica dove si trova il pronto soccorso o il medico più vicino.
Questo aspetto non è da sottovalutare, mai. Ricordati sempre della storia del nomade statunitense Christopher McCandless descritta nel libro “Nelle terre estreme” e nel film “Into the wild”: il ragazzo decise di fare proprio un’esperienza simile ma commise l’errore di lasciarsi troppo andare senza pensare alle conseguenze mediche. Per errore mangiò delle bacche velenose, andando incontro alla morte. Ecco, questo è da evitare decisamente.

Per la lingua, invece, puoi seguire il nostro articolo sui traduttori istantanei.

È comunque essenziale una connessione internet perché è un modo per tenersi in contatto con il mondo e perché è il nuovo sistema per scoprire le risorse che offrono le città. Quindi, controlla sempre i giga sul tuo smartphone e nel caso, trova degli hotspot wifi.

GLI ALLOGGI, DAGLI HOTEL AL COUCHSURFING

Viaggiare senza meta non significa necessariamente viaggiare senza comodità, o almeno dipende da te e dalle tue conoscenze. Puoi scegliere uno stile più libero o uno più free. Dipende anche dalle tue disponibilità economiche. Puoi pernottare in un hotel 4 stelle o in un bed&breakfast a conduzione familiare. I giovani e chi non ha troppe pretese, invece, possono contare sugli ostelli o guesthouse oppure su nuove metodologie come il Couchsurfing, di cui abbiamo parlato prima: si va sul sito, ci si registra e si cerca qualcuno che voglia prestare il proprio divano ai viaggiatori. All’estero è usatissimo da anni perché permette di girare il mondo a costi minimi. 

LA PAURA DI SENTIRSI LIBERI

Il vero vantaggio del viaggiare senza meta è la libertà mentale che si ottiene. Per chi è abituato a organizzare tutto può essere un incubo all’inizio, forse anche durante il viaggio, ma potrebbe capire molto di sé e mettere alla prova i propri vincoli mentali che spesso sono il risultato di tante piccole paure accumulatesi negli anni:
Cosa succede se non prenoto nulla?
Cosa succede se non so quale strada fare?
Cosa potrebbe succedere se non so proprio nulla in assoluto? 

Magari potresti scoprire che la frase “è più bello il viaggio della destinazione” ha un senso anche nella realtà e non solo per acchiappare qualche like sui social. 

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Foto: StockSnap (Pixabay)

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