«Mangio tutto tranne…». Togliere i cibi dalla dieta non è la soluzione

Domanda: In una cena c’era chi non mangiava una cosa e chi non mangiava un’altra per varie teorie. È giusto? È giusto togliere i cibi dall’alimentazione?

In un momento storico in cui abbiamo a disposizione qualsiasi alimento esistente sulla faccia della terra, ci ritroviamo ad essere selettivi. Volendo potremmo mangiare cenare come Taiwan, pranzare come in Kenya, fare colazione come in Svezia, e invece… c’è chi non mangia carne, chi non mangia le verdure, chi dice no ai carboidrati, chi solo frutta e così via: da un sondaggio dell’istituto IXé ben 74 italiani su 100 escludono qualcosa dalla loro dieta. I motivi? Il più delle volte è dato da articoli o libri sull’alimentazione letti qua e là e senza una vera validità scientifica. Anche perché la scienza dice che togliere un tipo di cibo dall’alimentazione non è sempre corretto, a meno che non sia una indicazione del medico.

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«Non mangio i latticini»

Molti smettono di berlo perché «il latte della mucca non è fatto per essere bevuto dagli esseri umani». A meno che non si sia intolleranti (secondo l’Efsa lo sono 7 persone su 10) non ha senso, anzi, rinunciare al latte significa poter avere una carenza di vitamina D, calcio, fosforo, vitamina A e altri sali minerali come magnesio e altro. E comunque si può evitare di bere il latte o lo yogurt, ma è presente anche in altri prodotti che apparentemente non sembrano contenerlo (dai crackers ai wafer agli hamburger).

C’è anche chi non beve il latte perché aumenterebbe il colesterolo. Anche qui c’è una novità: secondo uno studio su due milioni di persone, pubblicato dall’International Journal of Obesity dai ricercatori delle università di Reading, nel Regno Unito, Australia del Sud e Auckland, in Nuova Zelanda, bere latte non fa aumentare il colesterolo, semmai lo abbassa: i consumatori abituali di latte avrebbero un rischio cardiovascolare inferiore del 14% al resto della popolazione.

«Non so se sono intollerante al glutine, ma meglio non rischiare»

Negli ultimi anni c’è stato il boom dei prodotti “gluten-free”. Se si è celiaci è bene scegliere cibi senza glutine, ma gli altri non traggono alcun beneficio da questi cibi: lo stabilisce uno studio dell’Università di Sheffield. Un caso raro? Mica tanto: in Italia ci sono ufficialmente circa 200 mila persone ufficialmente celiache (ma si presuppone che possano essere 600 mila perché non tutti sono diagnosticati correttamente) eppure i prodotti senza glutine vengono acquistati da 6 milioni di italiani. Forse per la pubblicità e non solo in Italia: negli Usa il 44% dei consumatori comprano prodotti gluten free e il 65% li ritiene più salutari. 

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Questa dieta, però, non solo non è salutare, ma è anche dannosa perché può ridurre proteine, fibre, folati, niacina, vitamina B12, riboflavina, calcio, ferro e c’è il rischio di sviluppare il diabete. 

«Ho il colesterolo nella norma, ma non voglio rischiare»

 Milioni di persone ci combattono appena vedono sforare il loro valore nelle analisi del sangue rispetto ai limiti consigliati. Questo porta moltissimi a evitare cibi grassi pensando che così possano risolvere il problema e invece la grande maggioranza del colesterolo viene prodotto dal nostro corpo e solo una minima parte arriva dall’alimentazione. E’ bene comunque avere una dieta sana, ma prima di autodiagnosticarsi una malattia è bene consultare il proprio medico: un valore non conta tanto in assoluto, ma bisogna valutare la storia medica della persona, la sua età ecc. 

Comunque ridurre burro, carne rossa, insaccati e altre fonti di colesterolo e iniziare un’attività fisica regolare non è un male.

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«Lo zucchero è veleno»

«Lo zucchero è pieno di vita!», recitava uno spot degli anni ‘80. Trent’anni dopo è ormai risaputo che lo zucchero non è un toccasana per il nostro organismo, anzi, pur essendo una forte fonte di energia, in effetti sarebbe bene ridurlo fino quasi a eliminarlo. Parliamo dello zucchero raffinato che aggiungiamo ai cibi, ovviamente, e non della dolcezza in assoluto. Quindi non dobbiamo necessariamente condannarci a un mondo di cibi amari ma possiamo provare dei dolcificanti naturali come fruttosio, miele, melassa o altri. A meno che non ci siano patologie e per questo bisogna sentire un medico.
Tra l’altro, recentemente l’Efsa, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, ha dichiarato che è impossibile fissare una soglia di rischio su base scientifica, ovvero una soglia standard oltre cui ci sono effetti avversi per la salute. Questo non significa che non ci siano «nessi tra l’assunzione di diverse categorie di zuccheri e il rischio di sviluppare malattie metaboliche croniche e carie dentarie».

Comunque è bene sapere che lo zucchero si trova anche in tantissimi altri cibi e in varie forme.

«La cioccolata mi fa salire la glicemia»

Chi è diabetico farebbe bene a starci attento, ma chi non lo è perché rinuncia alla cioccolata? Perché spesso zucchero e cioccolata vengono associati per cui molti, nel dubbio, azzerano tutto. E sbagliano perché consumare ogni giorno piccole quantità di cioccolato fondente fa bene alla salute, purché contenga almeno il 70% di cacao e il 30% di zucchero di canna biologico. Lo spiegano degli studi condotti in alcune università americane spiegando che hanno effetti sulla memoria, l’umore, l’immunità, l’infiammazione e lo stress. Al di sotto di quelle percentuali, invece, non ci sono effetti. E parliamo di dosi molto minime.

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«Piccole porzioni, pochi alimenti, tutto salutare»

Non è stata solo la recente pandemia del Covid-19 ad averci trasformato in un popolo di ipocondriaci, lo eravamo già prima. Ormai va di moda abbracciare uno stile di alimentazione rispetto a un altro, ma la realtà è che bisognerebbe mangiare in modo regolare senza esagerazioni e avere uno stile di vita attivo. In parte è ciò che sosteneva Paracelso: 

«Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit»

Ovvero «tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto». Più o meno, perché in effetti ci sono dei cibi che fanno male a tutti, ma è bene che a dircelo sia un medico e non con una sorta di autogestione successiva alla lettura di un sito di dubbia autorevolezza, di un libro o di chissà chi. Anche i cibi considerati “buoni” se si esagera diventano un problema: troppe fibre all’interno di una dieta squilibrata possono causare costipazione, il calcio o il ferro possono diventare tossici, troppi spinaci favoriscono i calcoli renali e anche troppa acqua può sovraccaricare i reni. “Il troppo stroppia”, dice l’adagio, ed è vero soprattutto se il “troppo” è continuativo nel tempo. Alla fine, tutto riporta sempre a questa regola, a meno che non ci siano indicazioni particolari.

 

Foto: zitouniatis (Pixabay)

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